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Golden Circus – Soundtrack “For Today I’m a Boy” di Antony & The Johnsons interpretata da Paola Iezzi

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Le fotografie sono di Paolo Santambrogio;
i ritratti sono stati realizzati in Sardengna, nel Sulcis.

goldseeker06

11 risposte a Golden Circus – Soundtrack “For Today I’m a Boy” di Antony & The Johnsons interpretata da Paola Iezzi

  • maverick baltimora scrive:

    PAOLA, SEI STUPENDA!!!!
    LA TUA BELLEZZA, LA TUA ELEGANZA, LA TUA DOLCEZZA CHE TRAPELA ANCHE SOLO DALLE TUE IMMAGINI,
    E’ IN GRADO DI LENIRE ANCHE IL DOLORE PIU’ PROFONDO!!!!
    GRAZIE!!!!
    …. MA ANCHE TU OGNI TANTO SENTI DELLE SBARRE CHE TI IMPRIGIONANO?!?!….
    QUELLA FOTO E’ PARTE DI ME,
    LO SARA’ PER SEMPRE!!! FERMO INDELEBILE!!!!
    FARTI I COMPLIMENTI ORMAI NON BASTA PIU’….
    MAESTRA DI TUTTO, SEI ARTE VIVENTE, IN TUTTA LA SUA TOTALITA’!!!!!!

  • maverick baltimora scrive:

    … TUTTE E 4 LE FOTO…. 😉

  • lorenzo serra scrive:

    l’eleganza e la sensualità senza eccessi è una cosa che pochi riescono a creare…. ed è alquanto scontato ma doveroso dirti che tu ci riesci a meraviglia… sei splendida Paola! un abbraccio fortissimo. Lorenzo

  • sonia scrive:

    PAOLA… BRILLANTE!!
    QUE LUJAZO DE FOTOS…
    INCREIBLE EL TRABAJO DE PAOLO
    INCREIBLE TU SEDUCCION ANTE LA CAMARA
    COMPLIMENTI!!!

  • giallointenso scrive:

    Bellissime le foto, in bianco e nero. Bellissima, espressiva la modella, con il pregio di essere estranea ai canoni convenzionali. Utile il pretesto della moda.

    Detto questo, faccio alcune considerazioni sulla fotografia e la moda per aprire un dibattito, senza la pretesa, ovviamente, di dire cose nuove. Solo per cogliere un’opportunità ad uno scambio di pareri.

    SULLA FOTOGRAFIA. Per me:

    – La fotografia è dal secolo scorso una delle arti figurative. In effetti, ha avuto un’influenza di notevole rilevanza sulla pittura e sulla scultura del novecento, e l’avrà in futuro. Così come la pittura e la scultura (tutta, non solo quella del novecento) hanno avuto e avranno un’influenza di notevole rilevanza sulla fotografia.

    РLa fotografia ̬ uno dei mezzi di espressione del talento umano, per comunicare una suggestione sulla quale soffermarsi.

    РUna bella fotografia ̬ una testimonianza di s̩.

    SULLA MODA. Sempre per me:

    – La moda è uno dei mezzi di espressione della cultura propria di ogni comunità: in ogni determinato momento, sin dall’inizio della storia, in ogni angolo della Terra.

    – La fotografia di moda pertanto è una testimonianza del valore della vita materiale, sociale e spirituale di una comunità.

    – Il fotografo di moda di talento ha una sua visione critica delle vicende umane della comunità in cui si esprime e la comunica con efficacia tramite i suoi scatti, giacché è un artista. Ed è allora che un’immagine può essere un capolavoro.

    Necessariamente, il fotografo di talento realizza i suoi scatti con donne di talento (questo è il caso), in scenari intriganti.

    Ciao Paola.

  • paola iezzi scrive:

    Grazie a tutti per i commenti e in particolare grazie a Giallointenso per la delicatezza, la puntualità e l’accortezza delle tue parole, come sempre…. perchè le parole sono importanti. E’ vero.
    Paola

  • Mi trovo completamente d’accordo con le definizioni di giallointenso sulla fotografia di moda.
    E’ chiaro che questo tipo di descrizione è valido nel momento in cui il fotografo di moda ha possibilità di esprimersi liberamente, o comunque non vincolato a ragionamenti commerciali o di vendita.
    Purtroppo il nostro sistema economico “trasforma” le persone che si muovono in ambiti artistici o creativi in “venditori” di prodotti. La moda diventa un prodotto e quindi il fotografo di moda è al servizio della vendita di tale prodotto, e nella società capitalista in cui viviamo i metodi di vendita non hanno nessun rispetto nei confronti dell’arte, dell’etica, del gusto e spesso della creatività in generale. Tutto è prodotto; la moda, la musica, l’arte stessa. E quindi va venduta come tale.
    Questo solo per dire come a volte sia frustrante non essere liberi nella propria espressione ma al servizio di regole di mercato senza dubbio poco dignitose, non solo nell’ambito commerciale-pubblicitario, ma anche in quello editoriale, essendo i giornali dipendenti dalla pubblicità e dai suoi soldi e quindi spesso incastrati in meccanismi di scambio.
    Inutile dire che esistono eccezioni e ambiti commerciali che consento ampi spazi “creativi”, purtroppo sempre più rari.
    Il momento della ricerca, come è nel caso di “Golden Circus” resta sempre quello più puro e artistico.

    Riporto a completamente del commento di giallointenso una definizione di fotografo di moda di Anne Urbauer:

    Quello che, all’inizio del secolo, era chiamato “creatore di moda”, più tardi diventò “couturier”, poi “stilista”: oggi il termine “designer” è diventato d’uso comune. Il modo di chiamare la categoria professionale che realizza fotografie di moda rimane invece costante: “fotografo di moda”. “Sorprendente!”, disse il francese Jeanloup Sieff, constatando che l’immagine della sua corporazione non era sottomessa alle mode: “La nostra categoria potrebbe anche chiamarsi ‘artisti plastici’ oppure ‘scienziati sociali del tessile”‘. Il fotografo di moda è un giornalista che lavora con le immagini e non con le parole. Se fosse un semplice prestatore di servizi fotograferebbe semplicemente cataloghi. Invece il suo mestiere è risvegliare desideri, suscitare emozioni, provocare reazioni.
    Il commento dei fotografi riguardo lo spirito dei tempi spesso è triviale, o, nel migliore dei casi, può essere visionario e artistico: è sempre un atto di libertà. Spesso i fotografi che vogliono farsi conoscere danno scandalo con certe immagini: il fenomeno non è stato diverso per le foto surrealistiche di Man Ray degli anni ’20 e le foto iperrealiste di Juergen Teller o altri.
    Gli anni ’90 hanno prodotto immagini scandalose, data la sempre maggiore libertà acquisita dalla fotografia di moda. La moda e la sua illustrazione ancora fino a poco tempo fa erano considerati campi effimeri, un’ espressione di breve durata: di colpo, si è cominciato a organizzate mostre di foto di moda nelle gallerie. La fotografia di moda è oggi considerata una forma d’arte: porta ritmo e freschezza nel rigido mondo dell’ arte, ricevendo in cambio considerazione e prestigio culturale. Tuttavia la fotografia viene considerata di valore soltanto se rappresenta qualcosa di un’ epoca e, cioè, la moda. Deve rappresentare il clima sociale di un dato periodo, le tendenze, le abitudini e le ossessioni collettive. Più tardi, quando i desideri sono stati esauditi e da tempo di nuovo dimenticati, le fotografie di moda possono diventare ritratti sociali e un’immagine della storia.
    Neanche il fotografo più dotato riuscirebbe da solo a scattare valide foto di moda. Queste vengono prodotte in collaborazione con gli stilisti che creano i vestiti, con le modelle che possono anche diventare muse ispiratrici, e con le redattrici delle riviste che spesso, con un fiuto simile a quello dei cani da tartufo, avvertono per prime chi sia il fotografo con più potenzialità e creatività del momento.

  • giallointenso scrive:

    … e che dire della soavità del canto che annuncia le suggestioni nel trascorrere lento delle immagini in bianco e nero del libro.

  • giallointenso scrive:

    Sono d’accordo con il fotografo, che ringrazio per l’attenzione: i limiti ad esprimersi sono grandi, poiché tutto è assoggettato all’esercizio del commercio in libero mercato (che poi libero non è), in ogni settore delle attività umane. E nel settore della moda, il fotografo ha la necessità di lavorare con molti validi collaboratori, con costi quindi rilevanti, difficili da esporre.

    Tuttavia, il fotografo di talento riesce a produrre immagini di grande incanto (se ne vedono), per la capacità che ha da regista di comporre in uno scatto l’espressività tinta dei volti degli sconosciuti che ritrae, le forme e le posture proprie dei loro corpi, le fatture degli abiti e degli accessori che indossano, la preziosità dei gioielli che li adornano, la tavolozza dei colori dei contesti prescelti che fanno da sfondo.
    Il fotografo di talento, non ritrae donne e uomini, ragazze e ragazzi, bambine e bambini oggetto, poiché non esistono nella realtà dell’essenza umana. Tutti, infatti, siamo eredità sensibili e complesse che tentano di dare un senso all’insieme delle gioie e delle sofferenze dell’esistenza, nella condizione sociale ed economica in cui viviamo.
    Eredità sensibili e complesse sono anche le essenze dei contesti che fanno da sfondo, dell’umana sapienza o della natura che siano, ferme o in movimento.

    Ciao Paolo.

  • Walter Rovere scrive:

    la grandezza di un’interprete si vede molto anche dalla scelta delle canzoni a cui rendere omaggi.. quindi che dire? scelta perfetta..

  • giallointenso scrive:

    Le opposizioni tra il bianco e il nero e le gradazioni di grigio nella fotografia e nel cinema di valore consentono di mostrare aspetti della realtà a livelli più suggestivi e coinvolgenti di quelli che non lo consentano le rappresentazioni con i colori propri della realtà stessa.

    Le opposizioni tra il bianco e il nero e le gradazioni di grigio consentono di comunicare aspetti della vita che altrimenti rimarrebbero celati: l’incanto della bellezza interiore, lo struggimento della seduzione, la consapevolezza di sé, lo stupore. E sono più efficaci nel mostrare la drammaticità della sofferenza, la disarmonia, la deformità, la paura, il terrore, l’orrore.

    Chi è dietro all’obiettivo vede la realtà a colori, ne ode i suoni, ne sente gli odori, ne avverte le palpitazioni tattili e percepisce la differente dimensione che può essere svelata con una rappresentazione in bianco e nero.

    Ma perché nel bianco e nel nero c’è tanto potere.

    Forse perché il bianco diffonde tutti insieme i colori del mondo stupefacente illuminato dalla luce del sole. Mentre il nero trattiene in sé ogni luce bianca. Capacità che gli altri colori non hanno.

    Bianca è la distesa di neve luccicante che all’improvviso appare, incontaminata, nel silenzio della foresta quieta incantata. E che ci si sofferma a guardare poiché si avverte di essere al cospetto di una tensione alta verso la perfezione.
    Bianche sono le vesti che indossano le sacerdotesse per proteggersi dalle passioni scellerate e per mantenere il voto della dedizione al Dio di cui sono spose e custodi privilegiate di verità segrete. Sapendo di suscitare grandi desideri per il loro negarsi e grande fascino per il loro sapere.
    Bianco è il giglio che al momento tanto atteso annuncia alla sposa il concepimento avvenuto; alla donna che è madre.
    Bianca è la superficie della tela trattata per dipingere. Intatta per l’indecisione sul colore con il quale iniziare ad esprimere le proprie emozioni finalmente.
    Bianca è la nebbia misteriosa che si diffonde nei campi, e ondivaga procede. Celando, per poi lasciare intravedere, ma subito dopo di nuovo celare alla vista casolari, alberi e persone care, in un susseguirsi d’immagini surreali, come avviene nell’avvicendamento delle vicende della vita; nell’attesa comunque che giunga il momento opportuno per realizzare un sogno.

    Mentre nero diventa tutto quanto, quando tramonta il sole ed è spenta ogni altra luce e noi brancoliamo nel buio.
    Nero è quel nulla affascinante e inquietante al tempo stesso dell’infinito vuoto che si vede tra le stelle del firmamento nei cieli limpidi delle notti di novilunio. Normalmente ci si sofferma incantati a rimirar le stelle e non si contempla esterrefatti l’infinito nero nel quale esse stanno, per compiere quel lungo viaggio a cui sono destinate e noi con esse.
    Neri sono le donne e gli uomini di pelle scura, tra i quali, come tra i bianchi, i gialli e i meticci, ve ne sono di tutti i colori. Ve ne sono di belli e di brutti, di buoni e di cattivi, di saggi pochi, di mediocri la maggior parte e di sciocchi il resto; di fortunati molti, ma di sfortunati assai di più. In un mondo il cui modello di sviluppo funziona sulle disuguaglianze tra le donne e gli uomini, posti individualmente in competizione.
    Nera è l’ombra che ci insegue; tanto più cupa quanto più il mondo risplende, o reale è l’incubo.
    Nero è il frac con la gardenia bianca profumata all’occhiello dei tre uomini eleganti, seducenti che nella notte non si sa da dove vengono né dove van per sfuggire uno alla noia che lo ha preso per sempre, l’altro al rimorso che non lo lascia mai e il terzo al ricordo struggente dell’amore che invece lo ha lasciato per sempre.
    Nero è il getto improvviso che la seppia schizza nel cielo d’acqua in cui nuota, guizzando via fulminea per sfuggire alla morte.
    Nero è il lutto delle donne che lo portano in ragione di culture antiche, non più libere del loro destino. Mentre sono piene di vita, di saggezze ed anche di desideri di stranezze, di passioni e di disperazioni, di attese di nuovi albori per chi sa leggere nei loro cuori.
    Nera è la bandiera dei bucanieri. E nera è la bandiera dell’anarchia. E nera è la bandiera del fascismo e del nazismo.
    Neri sono i segni che la grafite e la china lasciano sui fogli bianchi da scrivere o da disegno, per comunicare le nuove conoscenze e le verità soggettive sulle storie delle donne e degli uomini nei rapporti tra di loro e nei rapporti con le loro credenze, in ogni paese del pianeta.
    Neri sono i capelli e gli occhi delle donne mediterranee che incantano.

    Ciao Paola e al tuo fotografo.

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