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Au jour le jour
“Au jour le jour” è nato nel 2010 dal talento creativo dei suoi 2 designer, Mirko Fontana e Diego Marquez. Sono, a mio avviso, una delle giovani propose italiane indipendenti più interessanti degli ultimi tempi. Per questo li sostengo. Ho scelto questo outfit dal loro show room e ho realizzato questi scatti ![]()
Se volete vedere la loro collezione ecco il link al loro sito:
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ph. paolo santambrogio
La mia versione di “Crazy” (Willie Nelson) per la colonna sonora del cortometraggio moda “The Others Me”
Ciao a tutti, ci tenevo particolarmente a sottoporre alla vostra attenzione questo bel progetto, pubblicato dal sito di Vogue Italia. Un cortometraggio moda, surreale, metaforico e decisamente noir, diretto da Paolo Santambrogio.
Sui titoli di coda, parte questa divertente versione, “riveduta e corretta”, in pieno stile latin anni ’60, del brano “Crazy” di Willie Nelson reso celebre dalla cantante Patsy Cline. Questa garbata e ironica rivisitazione è opera di Michele Monestiroli ed è interpretata da me in “lingua” spanglish.
Spero che vi piaccia almeno quanto è piaciuto a me l’aver preso parte alla costruzione di questo bel progetto, del quale sono anche co-produttrice. Orgogliosamente!
Questo il link per vedere il corto e il suo backstage, sul sito di Vogue Italia:
http://www.vogue.it/talents/talenti-sul-set/2011/12/the-others-me
Marpessa, la ninfa rapita dalla moda
Marpessa era il nome di una ninfa, rapita da un guerriero di nome Idas. Anche il dio Apollo si era invaghito di lei e se la contese con Idas. Questa “bagarre” costrinse Zeus ad intervenire e a chiedere a Marpessa di scegliere fra i due. Marpessa, temendo l’incostanza del bel dio Apollo, optò per Idas. Il suo nome è tratto dal verbo greco “marpto” – rapire e dunque significa proprio “la rapita”
Successivamente il Boiardo trasse ispirazione per il nome di “marfisa”, una guerriera pagana che compare ne “L’orlando Innamorato” e ne “l’Orlando Furioso”
E della ninfa, Marpessa Hennik, la modella olandese resa immortale dalle primissime campagne di Dolce&Gabbana negli scatti di Ferdinando Scianna, ha probabilmente la stessa affascinante, irresistibile bellezza, e fu così che la moda la rapì.
Donna dal fisico sottile come un giunco, dal seno perfetto e dal volto di un’atipica bellezza poco associabile ad un clichè, dalla pelle ambrata e gli occhi del colore del deserto e da un’aria vagamente intellettuale, ha rappresentato sia la donna androgina, quando indossava gilet, pantalone e coppola, e sia la donna del sud, la donna sicula, così misteriosa e sensuale, magrissima negli abiti neri castigati o voluttuosamente trasparenti, sempre con quel suo volto magnetico, quasi “zingaresco”.
Marpessa ha attraversato il periodo più fulgido della moda, quello delle top models, quello della grande moda italiana degli anni ’90 e dei grandi stilisti. Quello che ancora oggi crea tanta nostalgia in chi lo ha vissuto. Oggi Marpy, come la chiamano gli amici, vive tra Amsterdam e Ibiza (luogo che adora), con la sua bambina, si occupa ancora di moda e ha mantenuto ancora molte amicizie in questo ambiente.
L’ho conosciuta tempo fa tramite il fotografo Mario Gomez, un carissimo amico comune. Marpessa oltre ad aver mantenuto una bellezza naturale ed un fascino inalterato, è una persona di una semplicità e sincerità atipiche, uniche direi.
Ho un ricordo di qualche anno fa che vorrei condividere con voi. Sarà stato il 2006 ed ero nella mia città, a Milano durante la settimana della moda. Ero seduta mentre aspettavo che iniziasse la sfilata di Francesco Scognamiglio. La gente si stava finendo di accomodare e c’era un bel fermento, quando nella sala è entrata Marpessa per sedersi, i fotografi che si occupano di scattare e riprendere tutte le uscite della sfilata hanno cominciato a urlare e ululare invitando “La Marpessa” a farsi fotografare. Per cinque minuti mi è sembrato di essere ad un concerto rock. E lei con la sua solita attitudine umile e un po’ timida ha sorriso, si è concessa un po’ ai suoi “fans” e poi si è accomodata per godersi la sfilata. Questa scena mi è rimasta impressa fino ad oggi e per un momento ho “vissuto” un piccolo frammento di quello che devono essere state le sfilate di quegli anni. Dell’entusiasmo, della sincerità, dell’amore, della devozione e della capacità creativa che ancora non troppo stritolata dal business e dalla velocità morbosa e nevrotica di oggi, permetteva ad artisti, designers, modelle e fotografi di emergere nel modo più prorompente possibile, creando così icone immortali e immagini incorruttibili dal tempo.
Marpessa, che ho rincontrato recentemente ad una sfilata, mentre era inviata per una sua rubrica di moda per la rivista “Amica”, si è concessa ad un’intervista per il mio blog e io sono ben felice di condividere questa bellissima “chiacchierata” con tutti voi.
Ciao Marpessa, parlaci del tuo nome. E davvero molto bello e singolare?
I miei mi hanno chiamato Marpessa in onore all’attrice Marpessa Dawn che fu la protagonista del film “Orfeo Negro” di Marcel Camus, un capolavoro premiato con l’Oscar nel ’59, e che racconta il classico di Orfeo e Euridice messo in scena durante il carnevale a Rio de Janeiro. Per anni pensammo che fosse un nome brasiliano ma poi ho scoperta che Marpessa era una figura della mitologia Greca, come hai scritto nella tua introduzione. Non era un nome facile da portare quando era piccola ma penso che mi abbia dato carattere e grinta…. Poi in Italia viene a volte scambiato per Malpensa!
Raccontaci di te. Da dove vieni? I tuoi genitori? E come hai decido di intraprendere la carriera di modella. Come è andata?
Sono nata ad Amsterdam da una mamma Olandese e un padre bi-razziale, avendo una madre Olandese e un padre del Suriname, all’epoca colonia Olandese e paese che in Italia è soprattutto conosciuto per essere la patria di calciatori come Clarence Seedorf, Kluivert e Gullit. La mamma era una casalinga molto creativa in cucina mescolando sapori esotici con quelli più basici olandesi e nel modo di vestirmi con cose “vintage” dei mercatini e abiti fatti da lei, insegnando a anche a me a cucire. Mio padre invece era fashion designer, DJ, visual designer e adesso scrittore. Quindi vivevo in un ambiente creativo e sin da piccola avevo una grande interesse per la moda, il design, la cucina e la musica. Le riviste di moda straniere che erano sparse per casa quando ero piccola sicuramente hanno contribuito a svegliare in me il desiderio di diventare modella, vedendo le foto di Pat Cleveland e Janice Dickinson avevo un riferimento che in Olanda non era molto comune all’epoca!
A 16 anni una scout mi suggerì di andare in un’agenzia e cominciai a lavorare quasi subito lasciando il liceo dove ero distratta e fannullona. Dopo sei mesi veniva la Papessa degli agenti Eileen Ford ad Amsterdam per trovare nuovi volti ma quando mi vide mi consigliò di fare un intervento per le occhiaie, per i denti e per le orecchie a sventola. Offesissima e già un pò prepotente, questo verdetto mi ha spinta a dimostrarle che sarei riuscita ad avere una carriera nonostante questi difetti e visto che non consideravo molto il livello della moda (all’epoca) ad Amsterdam sono andata a Milano accompagnata dal mio papà, che avendo vissuto in Italia voleva assicurarsi che non fossi preda di qualche trappola play-boy da strapazzo. Arrivati al primo appuntamento dall’agenzia Beatrice volevo già scappare, la stanza dove aspettammo era tappezzata di copertine con Jerry Hall, Janice Dickinson etc. e io pensavo di non essere all’altezza: per fortuna una booker ha preso il mio book prima che potessi andarmene via e la signora Beatrice in persona e venuta subito a dirmi che sarebbe stata felice di rappresentarmi. Ero così felice e sollevata che non sono neanche andata in altre agenzie.
Come modella sei nata ed esplosa nel periodo forse più fulgido in assoluto della moda. In quel mitico periodo tra la fine degli anni ’80 e l’inizio dei ’90, nel quale sono nate le TOP, icone della mode, della bellezza e di un certo grado di perfezione considerata quasi assoluta. Dee dell’olimpo. Ci racconti un po’ quel periodo? Com’erano i set, com’erano le sfilate…? E gli stilisti?
Mah, io credo di aver avuto la fortuna di essere stata al posto giusto nel momento giusto. E credo che il mio “successo” era proprio dovuta al fatto di non possedere una bellezza perfetta, ma piuttosto un look un pò indefinibile, esotico, spavaldo… Comunque era un sogno diventato realtà, lavorare con i miei miti come Versace, Alaïa, Lagerfeld, Gian Paolo Barbieri, Helmut Newton etc.; accanto ai miei idoli Pat, Janice, Dalma! E fare parte del processo creativo, sia per foto che per sfilate, viaggiare, incontrare tante persone straordinari, per me equivale ad una laurea all’università! Un privilegio unico! Ma ho fatto tanta gavetta prima di “arrivare all’Olimpo”!
Le immagini di Scianna che ti immortalano giovanissima nella tua straordinaria bellezza, nelle primissime campagne di Dolce&Gabbana sono indimenticabili. Cosa provavi in quel momento? Ti rendevi conto che stavi contribuendo a scrivere una parte importante della storia della moda e del costume, oppure vivevi con leggerezza giorno per giorno godendo di ciò che ti stava capitando?
Ma per niente! I ragazzi all’epoca avevano un budget piccolissimo, eravamo solo loro, il fotografo Ferdinando Scianna, che era un fotoreporter dell’agenzia Magnum che non aveva mai fatto foto di moda prima e manco aveva un assistente e la stylist che mi aiutava pure con i capelli. Mi truccai da sola e girammo la Sicilia nella macchina prestataci dal fratello di Domenico e Scianna mi lanciò nelle situazioni più surreali nella sua Sicilia che io non conoscevo…. Quando ho visto il primo catalogo rimasianche un po’ male perché avevo le occhiaie in tutte le foto e io volevo essere perfetta! Ma alla fine quelle immagini sono state fondamentali ad accettare i miei “difetti” e a proporre un altro tipo di bellezza.
Qual è esattamente a tua idea di bellezza e quella di felicità?
L’armonia dei difetti e sentirsi realizzati rimanendo curiosi.
Qual è il paese o la città che ami di più?
Il Bel Paese e Parigi
Hai mai pensato di diventare anche imprenditrice, o stilista o fotografa, come hanno fatto o tentato di fare alcune tue colleghe celebri?
Ma lo sono…. a modo mio. Quando smisi di fare la modella avevo bisogno di prendere un po’ le distanze dalla moda, i riflettori, fare un il punto della situazione sulla mia vita e volevo “mettere su famiglia”. Cosa che è poi avvenuta solo quando ormai avevo 40 anni, nel frattempo ho fatto studi di restaurazione, mi sono dedicata alla mia passione per l’arredamento, la fotografia… e ho ancora un sacco di idee da realizzare!
Qual è la figura di maggior riferimento per e su un set fotografico. Quella con la quale dialoghi meglio e che ti ispira di più?
Ovviamente con il fotografo e lo stylist anche se ai miei tempi tutta la troupe era indispensabile per conseguire un buon risultato. Credo che oggi con la fotografia digitale sia più difficile creare una certa atmosfera e mantenere la concentrazione visto che ogni tre scatti tutti guardano lo schermo del computer per verificare luce, posa, trucco, capelli…
Oggi com’è la tua vita? So che hai una figlia bellissima che ami molto e che vivete un po’ in Olanda e un po’ a Ibiza, vero?
Viviamo a Ibiza e da quanto la bimba è entrata alla scuola primaria. Ibiza è un posto fantastico per far crescere i bimbi, per la libertà, la tolleranza, la natura e crescono imparando un minimo di tre lingue.
L’anno scorso ho trasformato la mia casa in uno showroom d’arredamento, dove invito i clienti ad ispirarsi. Affitto questo posto anche per produzioni di moda e pubblicità visto che c’è anche un loft che si utilizza come studio fotografico e a volte anche per workshop di yoga quando il tempo non è bellissimo.
Tu, che oggi sei un’icona immortale, cosa pensavi ieri e cosa oggi del mestiere di modella?
Mah, sicuramente lo intendi come complimento e ti ringrazio Paola ma non credo di essere un’icona immortale! Penso che la grande differenza tra ieri e oggi è che ieri prima di diventare “Top” lavoravi parecchi anni, acquisendo esperienza e imparando ad usare il tuo corpo, il viso, a muoverti e a saper “prendere la luce”. E una carriera poteva durare anche 15 anni o di più ma ci voleva molta disciplina, disponibilità, resistenza, energia, saper vivere in solitudine e capacità di incassare rifiuti e fare sacrifici. Oggi è più difficile perché ormai tantissime ragazzine vogliono diventare subito Top-model, penso anche dovuta ai tanti reality in TV mostrano una realtà da fiction! E succede che una sconosciuta dopo due stagioni è “Top” ma dopo pochi anni possa venir messa da parte… Sono poche quelle che si distinguono e durano nel tempo…
Ci sono sempre molte polemiche che accompagnano il mondo della moda e che riguardano l’anoressia. Ultimamente Vogue Italia ha proposto un fantastico numero dedicato alle modelle “curvy”. Cosa pensi, tu che tutt’oggi sei magrissima e in forma, della magrezza spettrale che viene spesso proposta in passerella?
L’anoressia nervosa e la bulimia sono malattie psichiche che portano a gravi disturbi del comportamento alimentare e purtroppo vengono confusa spesso con una magrezza naturale. Io ho lottato contro la mia magrezza sin dall’età di 12 anni, cercando di ingrassare, mangiando come un camionista, ma ho avevo e ho tutt’ora un metabolismo molto accelerato; è genetica!. Ma avendo praticato molto sport nell’infanzia e l’adolescenza avevo comunque un corpo tonico e il seno mi si è sviluppato un pò quando iniziato a prendere la pillola e quindi, pur vestendo una 38/40 avevo delle mini-curve. Difatti mia mamma sosteneva che non ero magra, ma sottile! Ovviamente mi è servito molto quando sono diventata modella, soprattutto perché la fotografia tende a “dare qualche chilo in più” motivo per cui è necessario portare una 40. Ora è vero che per anni abbiamo visto delle ragazze magrissime che a me non sono mai piaciute, ma soprattutto perché non sembravano sane, non avevano un filo di muscolo, sembrava che non fossero mai salite su una bici o dei pattini! E non va dimenticato che, durante la stagione delle fashion week, tra New York, Londra, Milano e Parigi, le top fanno anche 50 sfilate, più fitting, più prove e non sempre si riesce a mangiare bene. In più si dorme pochissimo! Ricetta perfetta per farti perdere quei due chili che, nel mio caso, sono quelli sufficienti per farmi sembrare anoressica!Quindi non è sempre facile distinguere la magrezza naturale e un po’ di stress momentaneo, dovuto al tipo di vita che si conduce, da una patologia vera e propria che va individuata e curata in apposite strutture mediche.
Che consiglio ti sentiresti di dare alle giovani ragazze che vorrebbero intraprendere la carriera di modella e che aspirano a diventare come te un giorno?
Prima di tutto, non farsi ingannare da “agenzie” e “scout” che ti promettono una carriera da modella se ti iscrivi a qualche corso per indossatrice e/o che chiedono (a volte tanti) soldi per fare delle foto per il portfolio. Tutte le agenzie rinomate e serie, di solito non hanno bisogno più che di qualche foto in prima piano naturale, di qualche scatto intero in costume tipo le foto che si fanno in vacanza… La verità poi è che spesso le ragazze che sono diventate top, sono state “trovate” magari fuori da scuola, o per strada mentre facevano shopping o in giro con le amiche. Se poi l’agenzia per cui lavora lo scout vede una possibilità lavorativa per la ragazza, è l’agenzia stessa ad organizzare degli shooting fotografici anticipando le spese, che poi vengano addebitate alla modella una volta che poi la ragazza comincia a lavorare.
Poi come dicevo già prima, ci vuole molto disciplina, ambizione, disponibilità, energia, capacità di fare sacrifici e saper vivere in solitudine. Purtroppo ci sono poche ragazze italiane che hanno fatto una carriera al top come Maria Carla Boscono, Bianca Balti o Monica Bellucci, perché troppo spesso non riescono a stare lontane dalla famiglia o dal fidanzato troppo geloso!
Father&Son – Intervista con Franco e Daniele Bolelli

Tempo fa ero in autogrill, il giorno dopo un concerto… come al solito mi sono fatta un giro nella zona libri, dischi etc. Tra le varie pubblicazioni, spiccava un librone bianco con tante pagine e un titolo figo: VIVA TUTTO! Di Lorenzo Cherubini e Franco Bolelli. Nonostante la mole, il libro era leggerissimo, come se la carta delle pagine fosse fatta di una sorta di antimateria. Mi ispirava. Non sapevo che Lorenzo avesse scritto un libro nuovo. Comprato.
Lo ammetto, sono lentissima a leggere. Anche se mi piace un sacco, devono passare prima un tot di pagine prima di essere completamente coinvolta…e poi, se un libro mi piace, non lo finirei mai. Insomma una tragedia..
Ho iniziato a leggere “Viva Tutto! “ e l’ho amato subito. Visceralmente. Ci ho anche messo relativamente poco a leggerlo. Ero in un momento molto particolare della mia vita e spesso era come se il libro mi parlasse, mi motivasse, mi spronasse. Mi faceva stare bene e mi sembrava mi facesse riflettere, in modo diverso, su argomenti che mi stanno molto a cuore (l’esistenza umana, il futuro, il presente, l’amore, la spiritualità, la musica, i viaggi, l’universo, la tecnologia, internet, Dio) ma da angolazioni e prospettive spesso nuove e a volte insolite. E poi ho amato l’impianto, la costruzione, l’idea sulla quale si regge tutto questo.
Si perché, praticamente, il libro è congeniato come uno scambio epistolare (via mail) tra Lorenzo Jovanotti e Franco Bolelli (scrittore, filosofo e pensatore moderno), che si fanno domande a vicenda, si pongono quesiti, riflessioni, si scambiano opinioni, punti di vista che a volte sono vicini, altre volte lontani.
Mi sono innamorata del libro, consigliandolo praticamente a tutti. Ho fatto avere i miei più sinceri complimenti a Lorenzo (un artista e un musicista che stimo dal profondo del cuore) e poi, un giorno, ho contattato su facebook Franco Bolelli, per farli anche a lui. Franco, molto carinamente mi ha risposto.
In “Viva Tutto!”, sia Franco sia Lorenzo, citano spesso Daniele Bolelli (il figlio di Franco) che viene “tirato in mezzo” in riflessioni che riguardano soprattutto le arti marziali, lo zen e le religioni. Daniele, nonostante la giovane età, insegna nelle università californiane proprio “Storia delle Religioni”.
In parole povere, tramite facebook, ho conosciuto sia Franco sia Daniele. Due persone speciali, entrambi, certamente fuori dal comune. Stupendi tutti e due. Ci siamo scritti diverse volte e ripromessi di vederci presto per conoscerci, anche di persona. Poi, giorni fa, ho inviato loro questa intervista per il mio blog, che ho scritto una mattina alle 5 tutta d’un fiato. Ci tenevo che rispondessero ad un’intervista doppia senza influenzarsi a vicenda, su quesiti che spesso mi attanagliano… ho pensato che due persone di cultura e di vivacità intellettuale come Franco e Daniele, un padre e un figlio, avrebbero potuto darmi certamente risposte interessanti sulle quali riflettere. Così è stato.
Le pubblico qui, in un’intervista che ho chiamato appunto “Father&Son”.
Cosa pensi della felicità? Esiste oppure no, è un miraggio umano?
FB Esiste, eccome se esiste! Esiste in tanti gesti quotidiani ed esiste come spinta vitale, come relazione forte con il mondo e con la vita, che è più forte anche dei drammi, dei problemi, delle debolezze, dei momenti di ripiegamento e di tristezza e di fragilità. Credo che possiamo essere tanto più felici, se nella vita non cerchiamo altro scopo che la vita stessa, se non ci difendiamo dalla vita.
DB Allo stesso modo come la salute non è meno oggettiva della malattia, la felicità è tangibile e reale quanto depressione e tristezza abissale. Ma non stiamo parlando di una dimensione intoccabile che una volta raggiunta non ci abbandona mai. Si parla di un’attitudine verso la vita che non muta il suo orientamento nonostante momenti di tragedia e dolore. Uno fra i miei idoli, Ikkyu (un monaco buddista i cui principali interessi erano lo Zen, il sesso e il sake’), parla di “gioia nel mezzo della disperazione”. La vita e’ dura—non c’e’ dubbio. E ogni giorno ci imbatteremo in forze che faranno di tutto per darci motivo di deprimerci. Riconoscere la disperazione senza che questa rovini la tua voglia di ridere… questo per me e’ la porta della felicita’.
Che cos’è la biodiversità?
FB E’ l’assoluta, incondizionata, infinita molteplicità e varietà della vita, che si esprime in migliaia di forme, di movimenti, di organismi. E’ il principio per cui tutte le cose viventi generano sempre più cose viventi.
DB E io che ne so? Mi hai preso per uno intelligente?
Credi che gli uomini stiano andando verso una evoluzione “buona”? Oppure che siamo destinati all’autodistruzione? In qualunque caso, perché?
FB L’evoluzione è evoluzione e basta. In quanto evolve è buona, ma l’evoluzione non è soltanto buona o virtuosa: l’evoluzione – tanto da un punto di vista globale quanto da quello della nostra esistenza singolare – è anche un rischio. D’altra parte quando mai è esistita una singola esperienza umana appassionante che non sia quel tanto rischiosa?
DB Entrambe le cose. E’ innegabile che l’umanità stia flirtando con l’autodistruzione. La quantità di veleni che mettiamo nell’atmosfera a volte senza nemmeno rendercene conto è oggettivamente inquietante. L’idiozia del fondamentalismo religioso e una mostruosa avidità sono due forze gemelle che ci portano ogni giorno più vicini all’abisso. Deprimente? Sì, ma al tempo stesso, molte cose sono migliorate in meglio. C’è oggi meno razzismo e più apertura mentale in buona parte del mondo di quanta ce ne siamo sognati per secoli. Esiste un sempre crescente numero di persone che si sbatte per inventare nuove soluzioni meno nocive a umani e al pianeta. I segni positivi sono potenti quanto quelli negativi. La corsa è tirata ma è tutt’altro che decisa.
Che cosa ti piace di più della dimensione umana? Potresti definirti un filantropo oppure no? Come ti definiresti?
FB Sono attratto dagli esseri umani, dalle vite singolari, dalle storie degli umani. Ad attrarmi in particolare è quell’umanità che si slancia, che prova a mettere al mondo qualcosa che prima non c’era, che sposta frontiere, che allarga orizzonti, che nutre le energie di chi ha intorno.
Non mi definirei, mai. E’ una questione che non mi pongo. Ci sono e basta.
DB Argh… mi definirei… “inquietantemente bello”. Ok, scusami, la smetto di dire cazzate. Continuo un pò quello che dicevo sopra. Forse è la mia assuefazione a risposte yin-yang, ma penso di essere profondamente filantropo e misantropo allo stesso tempo. La stupidità umana è di una potenza innegabile. Non si perde mai a scommettere su di lei perchè e’ ovunque. Quindi, in un certo senso, buona parte dell’umanità mi appare di una mediocrità penosa (questo è ciò che succede se leggi troppo Tao Te Ching e Nietzsche da piccolo). Ma al tempo stesso, ci sono anche tanti umani dotati di un coraggio, calore e creatività commuovente (bella l’allitterazione, eh?). Amo gli animali, ma ciò’ che mi piace di più degli umani è che più di ogni altro animale abbiamo un ampissimo campo di scelta. Alcuni la usano malissimo e altri benissimo, ma avere più ampie possibilità non è mai una cosa a cui rinuncerei.
Quando pensi all’umanità pensi prima all’individuo o alla collettività? Perché?
FB Mi appassiona la possibilità di un sé eccezionale che condivide e coevolve con tanti altri sé eccezionali. Mi appassiona l’ego che si espande insieme con altri ego.
DB Francamente, non è che ci penso molto. Capisco che la risposta non è esattamente illuminante, quindi provo a fare di meglio. Pensare troppo solo all’individuo significa perdere di vista il globale e passare troppo tempo ad ammirare il proprio ombelico – cosa che solo di rado è una buona cosa. Pensare troppo alla collettività significa dedicare troppo tempo a cose su cui puoi avere un impatto minimo e quindi può essere paralizzante. Una sana via di mezzo mi sembra di rigore.
Cosa pensi della famiglia?
FB Penso che una donna e un uomo debbano vivere la propria relazione come una grande impresa, e che debbano come una grande impresa crescere un bambino. Se la famiglia è questa cosa qui, è quanto di più essenziale. Altrimenti no.
DB Intendi la “famiglia” nel senso del Padrino o in un altro senso?
Se mi fanno regali di compleanno, mi piacciono. Se no, si fottano.
Rispetto alla religione che posizione assumi? Credi in Dio? Sei ateo? Agnostico? Come definiresti in pratica la tua “posizione di fede”?
FB Sono estremamente pragmatico, tendo a impegnarmi al duecento per cento in ogni cosa che posso fare e risolvere, e a non occuparmi di questioni che in ogni caso non potrei risolvere. Credo prepotentemente alla potenza biologica, alla grande corrente vitale.
DB Agnostico con asterisco. Ovvero, vivo al tempo stesso momenti in cui mi sembra che non esista alcun senso né logica nell’universo e altri in cui mi sembra ovvio l’esatto contrario. Le mie sensazioni ed esperienze a riguardo sono ugualmente potenti quindi mentirei se per semplicità decidessi di ignorarne un tipo a favore dell’altro. Chiaramente, però, se per “Dio” intendiamo un vecchio nel cielo con la barba bianca e premia i buoni e punisce i cattivi… non credevo a Babbo Natale neanche da bambino.

Credi che esista la reincarnazione?
FB Fino a poco tempo fa liquidato la cosa con qualche battuta teneramente sprezzante. Ma ho una moglie che crede alla reincarnazione, e vorrei passare con lei tante altre vite. Così continuo a sorriderne, ma mi diverte pensare che possa esserci.
DB Boh! E se anche esistesse – cosa possibilissima – che cosa vuol dire? Senza il nostro corpo né ricordi, che cos’è che rimane di noi? Cosè questa “anima” che si reincarna? La reincarnazione crea più domande che risposte. Il che non vuol dire che non esista, ma è complicata anche solo da concepire. Comunque, per natura il “credere” non mi piace. O le cose le conosco per esperienza oppure non sono parte del mio conoscere, nel qual caso “credere” vuol dire ben poco. Credere o non credere sono passatempi a mio personalissimo giudizio che lasciano il tempo che trovano. O sai per esperienza o non sai. Tutto il resto sono chiacchiere.
Credi che l’idea di Dio aiuti le persone a stare meglio, oppure le distragga solo dal dolore?
FB Dovremmo chiederlo a loro. Non ho una posizione ideologica, in merito: tutto quello che aiuta una persona a star bene mi piace anche se posso non condividerlo. Temo che per moltissimi Dio sia soltanto una consolazione.
DB Temo che comincerai a notare un ritornello nelle mie risposte visto che ti dico “entrambe le cose”. Di sicuro aiuta molti a stare meglio, ma anche credere a Babbo Natale lo fa. Ma alla fine l’unica cosa che conta sono i risultati. Se il tuo credere (o non credere) in Dio ti rende una persona piu’ gioiosa e piacevole, allora mi piace. E se no, no.
Ti chiedo di raccontarmi un’immagine . La prima che ti viene in mente.
FB Il giorno in cui su Skype, neanche un’ora dopo che era nata, mi è apparso mio figlio tenendo in braccio la sua bimba, e io in un vero flash rivelatorio ho rivisto me a ventitré anni con in braccio lui appena nato.
DB Una bellissima immagine che ho visto di recente ritrae una splendida donna (tale Paola Iezzi… la conosci?) che tiene vicino alla testa una copia di un mio libro. Posso commuovermi in diretta?
Cos’è la bellezza per te. Raccontala come preferisci.
FB Non ho un’idea estetica della bellezza. Mi appassionano le facce, i gesti, i sorrisi, i movimenti dei corpi. Mi appassionano tutte le manifestazioni vitali fatte di slanci. Su un orizzonte più globale, trovo splendidi quegli esseri umani che abbracciano spinte così molteplici da apparire contraddittorie e che riescono a trasformarle in inestricabile armonia.
DB Vedi risposta sopra… ok, la smetto di adularti. La bellezza è la risata della mia bimba (che ha appena compiuto due anni e si è svegliata dicendo “Birthday… Party… Iz… Cake”) La bellezza è qualunque cosa crei felicità.
Infine vorrei sapere la “tua” canzone. Solo una.
FB Una?! Una ?!?! E’ una tortura! In questo momento, ti direi “Everything In Its Right Place”, Radiohead. Ci sento dentro in forma di suono tutte le tue domande e le mie risposte e quelle di Daniele, e anche le mie domande e le tue risposte e le sue.
DB Solo una?!?!?!?!??!?!?! Argh… mi fai del male. Ce ne sono veramente tante… Ok, mentre scrivo la mia bimba ha interrotto la fila di scuse che mi ero preparato e ha scelto per me. Ha fatto partire sullo stereo “Is This Love” di Bob Marley e si e’ messa a ballare. E chi sono io per non adottare la sua risposta?
Franco Bolelli e nato a Milano nel 1950, è uno dei più influenti filosofi moderni italiani. Si occupa di innovazione, nuovi modelli mentali, sentimentali, comunicativi, progettuali, vitali. Molti libri, in particolare Viva Tutto! con Lorenzo Jovanotti Cherubini, e prima “Cartesio non balla” e “Con il cuore e con le palle”.

DANIELE BOLELLI
Daniele Bolelli è nato a Milano nel 1974 da una famiglia di scrittori. Ha pubblicato diversi libri tra i quali il suo primo personale, “La tenera età del guerriero”, quando aveva solo 22 anni. Attualmente vive a Los Angeles, dove è professore, artista marziale e scrittore. Insegna le religioni del mondo, la storia delll’antica Roma, storia e filosofia delle arti marziali, oltre a tenere numerosi corsi sul rapporto tra cinema e storia. Forse più peculiare del suo repertorio è lo stile delle lezioni di Bolelli, che combina la complessità dei temi affrontati con molta ironia e “gergo da strada”, per questo è stato definito “mezzo comico e mezzo ‘maestro zen’. Questo particolare mix di stili lo ha reso molto popolare fra gli studenti. Daniele Bolelli ha appena pubblicato il suo nuovo libro dal titolo “ iGod – Istruzioni per l’uso di una religione fai da te”.
My 5 must-have for summer 2011
Papillon Cor Sine Labe Doli – Shirt with ruches Francesco Scognamiglio
Sombrero Prada
Sunglasses Mercura NYC
T-Shirt with golden chains Unesthète
Cloche “Marlene Gold” by Super Duper Hats – Blouse Burberry
Photography Paolo Santambrogio
Intervista con Alice Gentilucci
Ho conosciuto Alice per la prima volta a casa di un amico comune. Ma ci presentarono e basta. La incontrai nuovamente in occasione del compleanno di questo amico comune, lo stilista americano Lawrence Steele. Stavolta chiacchierammo sedute ad un tavolo in mezzo al giardino di questa grande casa a Milano. La conoscevo di nome, sapevo che era fashion editor per Vogue Italia da parecchi anni. Quando iniziammo a parlare ricordo che restai molto colpita da lei. Era molto lontana dal clichè che vuole la “gente della moda” spesso un pò “poseur”, un pò stravagante, sempre con quell’aria velata e un pò aliena, distratta e un pò snob.
Alice non aveva nulla di tutto questo. Sarà per quell’aspetto da eterna ragazzina che mi fece subito simpatia. Ricordo che la cosa che più mi colpì di lei fu la sua curiosità e la sua allegria. E’ spesso sorridente, ma il suo sorriso non è stereotipato, è un sorriso divertito, curioso, reale. E’ una donna adulta, ed è anche mamma, ma il suo sguardo comunica uno stupore che appartiene più a quello di una bambina. Una di quelle bambine “furbette”, intelligenti. Diverse dalle bambine comuni. Di quelle che capiscono tutto al volo. Un pò un giamburrasca in gonnella!… Contribuisce a donarle quell’aria, anche la spruzzata di lentiggini che ha sul naso all’insù e sul viso sempre acqua e sapone con gli occhi grandi e scuri. Snella. Bella e con una grazia niente affatto scontata.
Non ho incontrato molte persone come lei e per quanto mi riguarda Alice mi piacque subito. Prima di conoscerla sapevo che aveva lavorato con Newton (uno dei miei fotografi preferiti di sempre), e questo, dopo averla conosciuta, non faceva che accrescere la mia curiosità nei suoi confronti.
Il giorno dopo inserii il suo nome su google e mi apparve il suo sito… rimasi di sasso. Conoscevo alcuni suoi lavori e sapevo alcune cose su di lei, ma di colpo scopri che una marea di quelle famose fotografie che sono archiviate nella mia testa e che nel corso degli anni sono diventate ricordi indelebili per me, l’avevano vista protagonista come fashion editor.
Scatti immortali di Newton, della Von Unwerth, di Lindbergh, di Roversi, Sorrenti, scatti indimenticabili con Linda, Christy, Claudia, Naomi, Milla, Kate, Eva, Karen, Shalom, Mariacarla. Questa piccola scoperta unita alla personalità che conobbi di Alice la sera prima, fece di lei, ai miei occhi, un “super eroe”. Una come lei, se aderisse ai canoni di un mondo di plastica come il nostro, dovrebbe camminare a tre metri dal pavimento e parlare con quell’aria di chi è diverso e migliore di te. Invece Alice, è questo il suo segreto secondo me, mantiene la curiosità per tutto ciò che la circonda e si meraviglia e stupisce ancora di fronte alla bellezza. Indaga e cerca di capire. Ha un talento innato e tangibile. È animata dalla passione e dall’entusiasmo per la vita e per l’arte, ma in lei, sorprendentemente, leggi anche il tormento. E questo la rende così… speciale! “Alle persone come Alice bisogna fare un sacco di domande… per imparare”, mi sono detta… Per questo motivo ho deciso di intervistarla per il mio blog e lei è stata così carina da accettare!
Il tuo è un lavoro particolare. Non tutti sanno bene di cosa si tratti. Non è così automatico decidere di farlo. Dove sei nata? Che studi hai fatto? Che lavoro facevano i tuoi genitori e dunque, come sei arrivata a fare quello che fai?
Sono nata a Milano, ho frequentato il liceo artistico e poi Grafica Pubblicitaria per tre anni……….. ho cominciato a lavorare a 20 anni come assistente stylist per caso, ma la moda e l’immagine mi aveva da sempre affascinato……. mio padre mi avrebbe voluto avvocato, come lui!
Qual è il tuo primissimo ricordo infantile o di ragazzina importante legato alla moda o dell’immagine?
Mia madre era una donna bellissima e molto curata, sembrava un’attrice del cinema neorealista Italiano anni ’60…………. io da bambina facevo dei disegni di abiti e le chiedevo se li avrebbe indossati…
Qual è la prima cosa che ti colpisce di uno scatto fotografico?
La bellezza femminile.
Cos’è la bellezza per Alice Gentilucci?
La bellezza e’ emozione estetica………..
Qual è il tuo ideale di “femminile” ? Che genere di donna è la tua?
Ho un ideale preciso, che e’ legato al cinema, mi piacciono le donne degli anni ’60….. la morbidezza dei corpi, la grazia e la forza, l’ironia e l’eleganza di quei tempi, Monica Vitti, la Cardinale, Silvana Mangano. Sofia Loren……..anche Anna Magnani con i suoi difetti che trovo molto sensuali…….. Ultimamente sono affascinata dalla bellezza orientale, i film di Ang Lee e Wong Kar Wai, hanno un’estetica travolgente.
Per te esistono canoni assoluti di bellezza o la bellezza è un concetto che si trasforma di volta in volta. Ci sono degli aspetti della bellezza che restano costanti oppure no secondo te?
La bellezza, nel mio lavoro e’ trasformazione anche se ci sono dei riferimenti che mi piace tenere costanti………….. i tacchi alti, mani e piedi curate, capelli e trucco impeccabili!
Chiaro che dipende dalla storia che voglio trasmettere ma personalmente vorrei che le pagine profumassero.
La donna dei tuoi sogni corrisponde anche nella realtà o realtà e ideale sono dimensioni totalmente distanti
La donna dei miei sogni e’ troppo estetica……….
Mi racconti com’è stato essere sul set di Newton per la prima volta? Eri molto giovane se non sbaglio.. nervosa? Com’era lui sul set?
La possibilita’ di lavorare con un genio come HN e’ stato per me un grande regalo, la prima volta mi chiese di mandargli tutti i capi fotografati in polaroid ed indossati….costrinsi la mia assistente a prestarsi come modella, guepierre, guanti in lattice, plastiche trasparenti ecc………..ci siamo divertite un mondo………….ando’ benissimo sul set..io ero giovane e quindi curiosa e presi la cosa con entusiasmo fino a perderci il sonno.
Lui era esigentissimo ma fortunatamente con un gran senso dell’ umorismo, ho imparato molte cose lavorando con Newton!
Cosa ami di più del tuo lavoro?
La possibilita’ di fare cose nuove, intellettualmente e fisicamente.
C’è qualcosa che invece detesti?
Le lunghe attese. A volte arrivo in studio alle 7.30 e la modella e’ pronta alle 14.00.
Per lavoro hai viaggiato molto. Qual è la città più stimolante dove ami sempre tornare? Perché?
Non ho una citta’ preferita, diciamo che sono piu’ serena quando lavoro in Europa, Parigi e Londra sono citta’ perfette anche per le location. Se Los Angeles non fosse cosi’ lontana per la qualita’ della luce e la temperatura forse la metterei al terzo posto.
Qual è il fotografo con il quale hai lavorato che racchiude insieme talento, intelligenza, estro, simpatia e personalità?
Come stylist non posso sceglierne uno solo…..Sono stata molto fortunata ho sempre lavorato con grandi personalità.
Mi racconti un episodio astruso o divertente vissuto su un set?
Mi ricordo un servizio con Ellen Von Unwerth era per l’alta moda e da una scogliera siamo scesi fino in spiaggia in un sentiero pericolosissimo e con tutto il materiale, abiti Couture compresi…. ho pensato di morire, avevo 12 cm di tacco!
Un’altra volta con Mark Borthwick abbiamo attraversato l’America in un Camper…… siamo stati via per 2 settimane…… con Stella Tennant, Carolyn Murphy e Chandra North …… guidando una notte nel deserto abbiamo visto una cosa luminosa e sconosciuta in cielo……….. forse un UFO!
Cosa preferisci fare? Editoriali di moda, campagne, advertising, sfilate o lavorare con i personaggi?
Non ho preferenze, mi piace tutto quello che e’ creativo.
C’è qualcosa che non hai ancora fatto ma che ti piacerebbe fare sia legato al tuo ambito che anche no?
Mi piace scrivere…….
Hai un grande rimpianto oppure sei felice di ogni tua scelta fatta fino ad ora?
Non ho rimpianti, ma dopo il mio secondo figlio non ho volato per 2 anni ed ho perso occasioni importanti! Viaggiavo solo con treni!
Se chiudi gli occhi e ci pensi, cosa ti fa commuovere? La prima immagine o ricordo… cosa ti viene in mente?
Mi commuovo facilmente………a volte quando tutti ridono al cinema .io piango………mio figlio lo racconta sempre.
Cosa consigli ai giovani che vogliono intraprendere la tua carriera oggi?
Visto come vanno le cose ci vorrebbe una domanda di riserva………………..comunque…….
Assistere una stylist free lance o entrare in una redazione.
Fare molta ricerca, osservare le persone ed informarsi.
Pensare a delle piccole storie da trasmettere nelle immagini.
Documentarsi su sfilate, personaggi e vecchi libri di fotografia ed arte e blog.
Ascoltare musica, leggere libri e andare al cinema.
Aver la passione dei viaggi.
Non chiedersi dove sarai diretto domani!
Ecco alcune delle mie foto preferite di Alice, se volete vederne tantissime altre visitate il suo sito www.alicegentilucci.com
“Ostinati e Contrari” torna a Gennaio 2011 al Teatro Elfo – Milano
E’ ufficiale da qualche settimana, lo spettacolo “Ostinati e Contrari” organizzato dalla ONLUS “La Stravaganza, con la regia di Sebastiano Filocamo, torna nuovamente a teatro!
Inutile dirvi che sono contentissima ed emozionatissima per questa notizia e che non vedo l’ora di rivedere e riabbracciare tutte le persone meravigliose con le quali condivido questo progetto speciale.
Lo spettacolo andrà in scena da martedì 13 a domenica 16 Gennaio, fino a sabato alle 20.30 e la domenica alle 15.30, presso la Sala Shakespeare del Teatro Elfo-Puccini di Milano, uno dei teatri più prestigiosi della città.
Vi posto qui l’estratto della mia partecipazione allo spettacolo scorso e il trailer ufficiale e vi suggerisco un pò di link riguardo al progetto, dove potrete vedere tutti gli altri estratti dello spettacolo e avere maggiori info sull’associazione e sul progetto.Vi linko anche i post precedenti del mio blog a riguardo.
Spero di vedervi tutti a teatro, vi aspetto!
Paola
Teatro Elfo-Puccini (per info e prenotazioni)
“Ostinati e Contrari” Facebook (la pagina ufficiale dello spettacolo)
La Stravaganza You Tube (il canale ufficiale dell’associazione)
Golden Circus – Soundtrack “For Today I’m a Boy” di Antony & The Johnsons interpretata da Paola Iezzi
CLICCA QUI E GUARDA TUTTE LE FOTO
Le fotografie sono di Paolo Santambrogio;
i ritratti sono stati realizzati in Sardengna, nel Sulcis.
Sull’ignoranza
“Avallare l’ignoranza contribuisce ad abbassare il livello medio del gusto e della qualità della vita stessa e fa si che la società sprofondi sempre più nell’oblio più completo. Confrontarsi con chi ne sa più di noi, ci aiuta ad avere una visione più ampia e globale. Chiudersi a questo confronto significa precludere a se stessi e alla società della quale siamo parte, la possibilità di progredire e di evolverci in qualcosa di meglio.
Difendere, quindi diffondere l’ignoranza è quanto di peggio una società illuminata e un individuo, che per di più si dica sensibile ed illuminato, possano fare, soprattutto se questa difesa ipocrita venga fatta per il proprio personale tornaconto per accrescere il proprio ego.”
Paola Iezzi
Flamboyant Editorial – Il video di backstage con la mia personale versione di “Anarchy in the UK” come colonna sonora
Soundtrack “Anarchy in the UK”, special acoustic version coinceved, produced and singed by Paola Iezzi, music by Picoduet .The official backstage of the Flamboyant Magazine editorial, “Long Live the Queen”. The Flamboyants, Paola Iezzi and the photographer Paolo Santambrogio pay homage to the Dame Vivienne Westwood. Make-up Adrian Alvarado, hair Masha Brigatti. All clothes and accessories by Vivienne Westwood Gold Label, Red Label, Anglomania and archive. Special thanks to Claudia Tavello and to 117 Studios Milano.
“Ostinati e Contrari” – Trailer ufficiale dello spettacolo teatrale
Il trailer ufficiale dello spettacolo di “Ostinati e Contrari”, lo spettacolo a cui ho avuto modo di partecipare nei mesi scorsi e che tutti speriamo possa essere presto nuovamente in scena!
Realizzazione video Paolo Santambrogio, montaggio Chiara Tognoli.
Apre il sito ufficiale di Alda Merini

Grazie alle figlie di Alda, nasce aldamerini.it
Le figlie di Alda Merini inaugurano sulla rete il primo sito web ufficiale dedicato alla memoria della poetessa recentemente scomparsa.
La Merini raccontava: “ho avuto quattro figlie. Allevate poi da altre famiglie. Non so neppure come ho trovato il tempo per farle. Si chiamano Emanuela, Barbara, Flavia e Simonetta. A loro raccomando sempre di non dire che sono figlie della poetessa Alda Merini. Quella pazza. Rispondono che io sono la loro mamma e basta, che non si vergognano di me. Mi commuovono”
Nonostante le parole della madre, Emanuela, Barbara, Flavia e Simonetta ci fanno uno splendido regalo pubblicando on-line aldamerini.it, come mi scrivono nella loro lettera “un’antologia in ricordo di Alda, un elogio all’ape furibonda, alla sua figura di scrittrice e madre perchè “niente per una donna è più simile al paradiso di un figlio che le farà sognare l’amore per sempre”.
Io, per l’amore e la stima che ho nei confronti di Alda, non posso far altro che segnalarvi il sito e invitarvi a conoscere, o se la conoscete già ad approfondire lo straordinario mondo delle poesie di Alda Merini.
Grazie, Paola Iezzi
Ho visto Nina volare…


Come è possibile provare un’emozione così forte dopo tanti anni e tanti palchi, tanti concerti…?
Ecco come mi sentivo alla prima di “Ostinati e Contrari” al Franco Parenti di Milano. Emozionata è un eufemismo.
Sono nel camerino e non riesco a stare ferma. Niente. Così mi catapulto nel backstage per osservare attraverso una feritoia nel telo nero… “Laudate Ominem”… non manca poi tanto al mio ingresso… c’è qualche problema con i video… accidenti! La prima è sempre la prima… accidenti!… Ma tutto sembra andare liscio, comunque. Oddio, eppure le gambe non stanno ferme, un groviglio nello stomaco… poi guardo i ragazzi che vanno e vengono dal palco con i loro oggetti. Li ripongono e ne prendono altri. Seri. Concentrati. Calmi. Come fanno ad essere così calmi?… mi chiedo… Yukie ha già cantato “Ottocento”… chissà com’è andata… e anche Giops… gli occhiali… li aveva rotti poi?… boh…
Joao, Emmanuella, Alessandro, “La Guerra di Piero”, che emozione Shukri che “canta” con la lingua dei segni… e la parte più bella sul finale quando il pezzo si apre in un’armonia meravigliosa e i ragazzi alzano i cartelli con scritto B A S T A. Mi venivano sempre le lacrime agli occhi alle prove sul pezzo di Shukri. E anche ora…
Le gambe tremano più forte. Ora è Niccolò ad entrare… prima il suo monologo… “è lo stesso grido ma non lo sento… è lo stesso dolore, ma non ho lo stesso diritto!” . “Andrea s’è perso, s’è perso… e non sa tornare…”. Incrocio Giops e gli chiedo com’è andata, mi dice “non sentivo benissimo, ma mi pare bene…” gli chiedo “è pieno il teatro?” mi dice “si”. Che bello. Pieno… Aiuto… Pieno…
“E il secchio gli disse, gli disse Signore…il pozzo è profondo”… faccio il giro del backstage e inizio a portarmi vicino al mio ingresso… manca ancora un pochino. Durante il tragitto mi giro verso Masha per cercare di tranquillizzarmi, lei ci prova con il sorriso, ma niente. Ma che succede? Ho provato il pezzo centinaia di volte. E’ un pezzo solo… stai calma – mi dico – il mio abito e il faux-cul sotto mi impediscono di muovermi agilmente nello stretto del retropalco… buio. Imbragata sotto al meraviglioso abito di Vivienne, le mani gelide vado verso la postazione del fonico di palco… vicino alla mia quinta… passo davanti ad alcuni dei ragazzi che erano seduti lì momentaneamente in attesa delle scene successive. Passo sorridendo ai ragazzi in silenzio, Nic sta terminando la canzone “Na na na na na na na na”, incrocio lo sguardo di Ascanio. Ascanio è un ragazzo autistico. Lui non parla mai. Dice solo poche cose e le ripete sempre due volte, siano gesti o parole… quando passo, Ascanio allunga la sua manona verso di me e prende la mia, mi guarda negli occhi con uno sguardo che io a parole non saprei descrivere. Me la stringe allora il mio cuore si apre e la paura boh… non so che fine fa… scompare. Gli sorrido con amore… lo ringrazio, ma mi sembra di restituirgli molto meno di quanto lui mi abbia dato in quei pochi secondi. Ritraggo la mano per proseguire il mio cammino e lui me la prende nuovamente. Ricordo si… Ascanio deve ripetere i gesti e le parole… due volte… così sorrido tra me… Ascanio ha mandato via la mia paura quella sera…
Così m’infilo i miei stivaletti con il tacco impossibile, ma non tremo più, sono solo pervasa da un sentimento di gioia, di euforia…. “Forse fu all’ora terza, forse alla nona, cucito qualche giglio sul vestitino alla buona”… la bella voce di Ambra scandisce “L’infanzia di Maria”, dopodichè toccherebbe a me… pochi minuti dopo avrei recitato Alda Merini e cantato “Ho visto Nina Volare”… Intravedo la scena dal velatino… Aida prende uno schiaffo, cade… il coro scandisce “scioglie la neve al sole, ritorna l’acqua al mare, il vento e la stagione ritornano a giocare” … “E fosti tu giuseppe un reduce del passato…” è quasi ora. Sono serena, concentrata, la mia valigia rossa è di fianco a me, gli air-monitor accesi, l’archetto sistemato, l’anello e la busta da dare a Sebastiano sono con me… sono pronta… “E mentre te ne vai, stanco d’essere stanco, la bambina per mano, la tristezza di fianco pensi “Quei sacerdoti la diedero in sposa a dita troppo secche per chiudersi su una rosa, a un cuore troppo vecchio che ormai si riposa”. Il piano suona… io entro… indugio un po’ con la valigia… Poi mi fermo, attendo un secondo e attacco… “Non ho bisogno di denaro, ho bisogno di sentimenti…” è un turbinare di bellezza, emotività, ricordi, emozioni, stordimento, pace, incantesimo, respiro, ebbrezza, fantasia, liberazione e libertà… finisce in un attimo… fuori tutto… come inspirare ed espirare. Ossigeno puro, pulito, nuovo.
Attendo Seba. Ci guardiamo fisso… occhi negli occhi, avrei voluto abbracciarlo forte, ma gli metto l’anello al dito, gli do la lettera… gli indico la valigia scanditi e storditi da un ritmo jungle di percussioni ed elettronica… Poi io mi volto ed esco lentamente, mentre lui attacca … “Sono la pecora sono la vacca, che agli animali si vuol giocare, sono la femmina camicia aperta, piccole tette da succhiare…” apre la valigia, il boa rosso di struzzo, Joao indossa un orecchino d’oro “nella cucina della pensione mescolo i sogni con gli ormoni”… “finchè il mio corpo mi rassomigli sul lungomare di Bahiaaaaaaaaa” pervaso dal profumo di Fernanda, Seba incalza “sono le braci di un’unica stella che squilla di luce di nome …” e poi piano sussurra … “Princesa”…
Nel frattempo mi inserisco (a fatica per via del vestito) con Nic in mezzo al coro e ci uniamo nella parte finale dietro al velatino… insieme a Laura, vera e amata “responsabile” della mia presenza lì…
“Si balla, si Balla”… ecco la festa… parte “Spiritual”… “Dio del cielo se mi vorrai amare scendi dalle stelle e vienimi a cercare… oh Dio del cielooooo, oh Dio del cielooooo…” Siamo alle battute finali… qui percepisco la gente che si scioglie come ci sciogliamo tutti noi on e back stage… il rythm and blues, il gospel di “Spiritual”, liberano e divertono i ragazzi sul palco… sembrano davvero spassarsela come ad una festa e poi tutti aspettiamo il momento in cui Francesco fa il suo balletto da solo al centro del palco e viene portato via per un orecchio… il pubblico ride e noi ridiamo pure, sbirciando la scena da dietro le quinte… ora siamo un tutt’ uno davvero… ora che anche le ultime tensioni sono evaporate.
Che bellezza osservare la bellezza, l’armonia… Raffaele fa il suo pezzo… su Paolo… suo fratello che è morto bruciato sul posto di lavoro… mi commuove… Masha pure si commuove con me, quando il coro attacca…
“Anche se il nostro maggio ha fatto a meno del vostro coraggio…” e il palco diventa un palazzo… e i ragazzi armati solo dei loro caschetti fanno gli equilibristi su travi e ponteggi immaginari… “per quanto voi vi crediate assolti, siete per sempre coinvolti”…
Il sipario si chiude… Lo spettacolo è finito… la gente applaude… applaude forte… il sipario si riapre e parte Khorakhanè… mi viene in mente l’Irlanda, la prateria dei pionieri, la brughiera, l’Australia… tutti escono pian piano tenendosi per mano a turno a prendere gli applausi… l’avevo visto fare agli attori centinaia di volte a teatro… la gente è tutta in piedi…. io esco con Yukie… che emozione….che sensazione… che calore indescrivibile… infinito… sul palco abbraccio un pò tutti… la piccola Vanessa, Francesco (che mi vuole sposare, a patto che io non ingrassi prima del matrimonio, e neppure dopo!) Badu, Michele, Nic, Giops e non so più chi altro… sono stordita… Quando poi il sipario si chiude definitivamente, rimaniamo tutti lì come un piccolo microcosmo folle d’amore e di felicità… alcune persone spostano il sipario e si fanno largo in mezzo a noi sul palco… tra queste (amici, conoscenti…), una bella signora. Bionda, snella. E’ Dori Ghezzi. Mi abbraccia e mi chiama per nome… “Paola, complimenti! Brava!” il suo sguardo è gioioso, commosso, diretto… sono rimasta interdetta per qualche secondo… la ringrazio provando un’immensa sensazione di felicità e di unità indescrivibile… tutte le nostre diversità messe insieme avevano creato un momento irripetibile e bellissimo… “qual è dunque il problema nell’ essere diverso ora? E poi.. .diverso da chi… da che cosa?”… mi chiedo, mentre saluto, rido, abbraccio, bacio…
Così quella sera, in quel clima di euforia, il 18 Febbraio 2010, mentre nelle tv italiane imperversava la macchina televisiva del “Festival di Sanremo”, io, per la prima volta al Teatro Franco Parenti di Milano ho visto Nina volare… con Faber e con gli “Ostinati e Contrari”.
Grazie con il cuore a tutti quelli che c’erano…
Paola
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In alto a sinistra la locandina dello spettacolo; dall’alto in basso foto di Paolo Santambrogio, Marco Piraccini, Alessandro Ummarino, Katia Nunzi e Iris Stefansdottir. L’abito di scena di Paola è di Vivienne Westwood, il make-up di Masha Brigatti. Per lo styling si ringrazia Enzo Vaccaro.
























































































