fashion
Au jour le jour
“Au jour le jour” è nato nel 2010 dal talento creativo dei suoi 2 designer, Mirko Fontana e Diego Marquez. Sono, a mio avviso, una delle giovani propose italiane indipendenti più interessanti degli ultimi tempi. Per questo li sostengo. Ho scelto questo outfit dal loro show room e ho realizzato questi scatti ![]()
Se volete vedere la loro collezione ecco il link al loro sito:
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ph. paolo santambrogio
La mia versione di “Crazy” (Willie Nelson) per la colonna sonora del cortometraggio moda “The Others Me”
Ciao a tutti, ci tenevo particolarmente a sottoporre alla vostra attenzione questo bel progetto, pubblicato dal sito di Vogue Italia. Un cortometraggio moda, surreale, metaforico e decisamente noir, diretto da Paolo Santambrogio.
Sui titoli di coda, parte questa divertente versione, “riveduta e corretta”, in pieno stile latin anni ’60, del brano “Crazy” di Willie Nelson reso celebre dalla cantante Patsy Cline. Questa garbata e ironica rivisitazione è opera di Michele Monestiroli ed è interpretata da me in “lingua” spanglish.
Spero che vi piaccia almeno quanto è piaciuto a me l’aver preso parte alla costruzione di questo bel progetto, del quale sono anche co-produttrice. Orgogliosamente!
Questo il link per vedere il corto e il suo backstage, sul sito di Vogue Italia:
http://www.vogue.it/talents/talenti-sul-set/2011/12/the-others-me
Marpessa, la ninfa rapita dalla moda
Marpessa era il nome di una ninfa, rapita da un guerriero di nome Idas. Anche il dio Apollo si era invaghito di lei e se la contese con Idas. Questa “bagarre” costrinse Zeus ad intervenire e a chiedere a Marpessa di scegliere fra i due. Marpessa, temendo l’incostanza del bel dio Apollo, optò per Idas. Il suo nome è tratto dal verbo greco “marpto” – rapire e dunque significa proprio “la rapita”
Successivamente il Boiardo trasse ispirazione per il nome di “marfisa”, una guerriera pagana che compare ne “L’orlando Innamorato” e ne “l’Orlando Furioso”
E della ninfa, Marpessa Hennik, la modella olandese resa immortale dalle primissime campagne di Dolce&Gabbana negli scatti di Ferdinando Scianna, ha probabilmente la stessa affascinante, irresistibile bellezza, e fu così che la moda la rapì.
Donna dal fisico sottile come un giunco, dal seno perfetto e dal volto di un’atipica bellezza poco associabile ad un clichè, dalla pelle ambrata e gli occhi del colore del deserto e da un’aria vagamente intellettuale, ha rappresentato sia la donna androgina, quando indossava gilet, pantalone e coppola, e sia la donna del sud, la donna sicula, così misteriosa e sensuale, magrissima negli abiti neri castigati o voluttuosamente trasparenti, sempre con quel suo volto magnetico, quasi “zingaresco”.
Marpessa ha attraversato il periodo più fulgido della moda, quello delle top models, quello della grande moda italiana degli anni ’90 e dei grandi stilisti. Quello che ancora oggi crea tanta nostalgia in chi lo ha vissuto. Oggi Marpy, come la chiamano gli amici, vive tra Amsterdam e Ibiza (luogo che adora), con la sua bambina, si occupa ancora di moda e ha mantenuto ancora molte amicizie in questo ambiente.
L’ho conosciuta tempo fa tramite il fotografo Mario Gomez, un carissimo amico comune. Marpessa oltre ad aver mantenuto una bellezza naturale ed un fascino inalterato, è una persona di una semplicità e sincerità atipiche, uniche direi.
Ho un ricordo di qualche anno fa che vorrei condividere con voi. Sarà stato il 2006 ed ero nella mia città, a Milano durante la settimana della moda. Ero seduta mentre aspettavo che iniziasse la sfilata di Francesco Scognamiglio. La gente si stava finendo di accomodare e c’era un bel fermento, quando nella sala è entrata Marpessa per sedersi, i fotografi che si occupano di scattare e riprendere tutte le uscite della sfilata hanno cominciato a urlare e ululare invitando “La Marpessa” a farsi fotografare. Per cinque minuti mi è sembrato di essere ad un concerto rock. E lei con la sua solita attitudine umile e un po’ timida ha sorriso, si è concessa un po’ ai suoi “fans” e poi si è accomodata per godersi la sfilata. Questa scena mi è rimasta impressa fino ad oggi e per un momento ho “vissuto” un piccolo frammento di quello che devono essere state le sfilate di quegli anni. Dell’entusiasmo, della sincerità, dell’amore, della devozione e della capacità creativa che ancora non troppo stritolata dal business e dalla velocità morbosa e nevrotica di oggi, permetteva ad artisti, designers, modelle e fotografi di emergere nel modo più prorompente possibile, creando così icone immortali e immagini incorruttibili dal tempo.
Marpessa, che ho rincontrato recentemente ad una sfilata, mentre era inviata per una sua rubrica di moda per la rivista “Amica”, si è concessa ad un’intervista per il mio blog e io sono ben felice di condividere questa bellissima “chiacchierata” con tutti voi.
Ciao Marpessa, parlaci del tuo nome. E davvero molto bello e singolare?
I miei mi hanno chiamato Marpessa in onore all’attrice Marpessa Dawn che fu la protagonista del film “Orfeo Negro” di Marcel Camus, un capolavoro premiato con l’Oscar nel ’59, e che racconta il classico di Orfeo e Euridice messo in scena durante il carnevale a Rio de Janeiro. Per anni pensammo che fosse un nome brasiliano ma poi ho scoperta che Marpessa era una figura della mitologia Greca, come hai scritto nella tua introduzione. Non era un nome facile da portare quando era piccola ma penso che mi abbia dato carattere e grinta…. Poi in Italia viene a volte scambiato per Malpensa!
Raccontaci di te. Da dove vieni? I tuoi genitori? E come hai decido di intraprendere la carriera di modella. Come è andata?
Sono nata ad Amsterdam da una mamma Olandese e un padre bi-razziale, avendo una madre Olandese e un padre del Suriname, all’epoca colonia Olandese e paese che in Italia è soprattutto conosciuto per essere la patria di calciatori come Clarence Seedorf, Kluivert e Gullit. La mamma era una casalinga molto creativa in cucina mescolando sapori esotici con quelli più basici olandesi e nel modo di vestirmi con cose “vintage” dei mercatini e abiti fatti da lei, insegnando a anche a me a cucire. Mio padre invece era fashion designer, DJ, visual designer e adesso scrittore. Quindi vivevo in un ambiente creativo e sin da piccola avevo una grande interesse per la moda, il design, la cucina e la musica. Le riviste di moda straniere che erano sparse per casa quando ero piccola sicuramente hanno contribuito a svegliare in me il desiderio di diventare modella, vedendo le foto di Pat Cleveland e Janice Dickinson avevo un riferimento che in Olanda non era molto comune all’epoca!
A 16 anni una scout mi suggerì di andare in un’agenzia e cominciai a lavorare quasi subito lasciando il liceo dove ero distratta e fannullona. Dopo sei mesi veniva la Papessa degli agenti Eileen Ford ad Amsterdam per trovare nuovi volti ma quando mi vide mi consigliò di fare un intervento per le occhiaie, per i denti e per le orecchie a sventola. Offesissima e già un pò prepotente, questo verdetto mi ha spinta a dimostrarle che sarei riuscita ad avere una carriera nonostante questi difetti e visto che non consideravo molto il livello della moda (all’epoca) ad Amsterdam sono andata a Milano accompagnata dal mio papà, che avendo vissuto in Italia voleva assicurarsi che non fossi preda di qualche trappola play-boy da strapazzo. Arrivati al primo appuntamento dall’agenzia Beatrice volevo già scappare, la stanza dove aspettammo era tappezzata di copertine con Jerry Hall, Janice Dickinson etc. e io pensavo di non essere all’altezza: per fortuna una booker ha preso il mio book prima che potessi andarmene via e la signora Beatrice in persona e venuta subito a dirmi che sarebbe stata felice di rappresentarmi. Ero così felice e sollevata che non sono neanche andata in altre agenzie.
Come modella sei nata ed esplosa nel periodo forse più fulgido in assoluto della moda. In quel mitico periodo tra la fine degli anni ’80 e l’inizio dei ’90, nel quale sono nate le TOP, icone della mode, della bellezza e di un certo grado di perfezione considerata quasi assoluta. Dee dell’olimpo. Ci racconti un po’ quel periodo? Com’erano i set, com’erano le sfilate…? E gli stilisti?
Mah, io credo di aver avuto la fortuna di essere stata al posto giusto nel momento giusto. E credo che il mio “successo” era proprio dovuta al fatto di non possedere una bellezza perfetta, ma piuttosto un look un pò indefinibile, esotico, spavaldo… Comunque era un sogno diventato realtà, lavorare con i miei miti come Versace, Alaïa, Lagerfeld, Gian Paolo Barbieri, Helmut Newton etc.; accanto ai miei idoli Pat, Janice, Dalma! E fare parte del processo creativo, sia per foto che per sfilate, viaggiare, incontrare tante persone straordinari, per me equivale ad una laurea all’università! Un privilegio unico! Ma ho fatto tanta gavetta prima di “arrivare all’Olimpo”!
Le immagini di Scianna che ti immortalano giovanissima nella tua straordinaria bellezza, nelle primissime campagne di Dolce&Gabbana sono indimenticabili. Cosa provavi in quel momento? Ti rendevi conto che stavi contribuendo a scrivere una parte importante della storia della moda e del costume, oppure vivevi con leggerezza giorno per giorno godendo di ciò che ti stava capitando?
Ma per niente! I ragazzi all’epoca avevano un budget piccolissimo, eravamo solo loro, il fotografo Ferdinando Scianna, che era un fotoreporter dell’agenzia Magnum che non aveva mai fatto foto di moda prima e manco aveva un assistente e la stylist che mi aiutava pure con i capelli. Mi truccai da sola e girammo la Sicilia nella macchina prestataci dal fratello di Domenico e Scianna mi lanciò nelle situazioni più surreali nella sua Sicilia che io non conoscevo…. Quando ho visto il primo catalogo rimasianche un po’ male perché avevo le occhiaie in tutte le foto e io volevo essere perfetta! Ma alla fine quelle immagini sono state fondamentali ad accettare i miei “difetti” e a proporre un altro tipo di bellezza.
Qual è esattamente a tua idea di bellezza e quella di felicità?
L’armonia dei difetti e sentirsi realizzati rimanendo curiosi.
Qual è il paese o la città che ami di più?
Il Bel Paese e Parigi
Hai mai pensato di diventare anche imprenditrice, o stilista o fotografa, come hanno fatto o tentato di fare alcune tue colleghe celebri?
Ma lo sono…. a modo mio. Quando smisi di fare la modella avevo bisogno di prendere un po’ le distanze dalla moda, i riflettori, fare un il punto della situazione sulla mia vita e volevo “mettere su famiglia”. Cosa che è poi avvenuta solo quando ormai avevo 40 anni, nel frattempo ho fatto studi di restaurazione, mi sono dedicata alla mia passione per l’arredamento, la fotografia… e ho ancora un sacco di idee da realizzare!
Qual è la figura di maggior riferimento per e su un set fotografico. Quella con la quale dialoghi meglio e che ti ispira di più?
Ovviamente con il fotografo e lo stylist anche se ai miei tempi tutta la troupe era indispensabile per conseguire un buon risultato. Credo che oggi con la fotografia digitale sia più difficile creare una certa atmosfera e mantenere la concentrazione visto che ogni tre scatti tutti guardano lo schermo del computer per verificare luce, posa, trucco, capelli…
Oggi com’è la tua vita? So che hai una figlia bellissima che ami molto e che vivete un po’ in Olanda e un po’ a Ibiza, vero?
Viviamo a Ibiza e da quanto la bimba è entrata alla scuola primaria. Ibiza è un posto fantastico per far crescere i bimbi, per la libertà, la tolleranza, la natura e crescono imparando un minimo di tre lingue.
L’anno scorso ho trasformato la mia casa in uno showroom d’arredamento, dove invito i clienti ad ispirarsi. Affitto questo posto anche per produzioni di moda e pubblicità visto che c’è anche un loft che si utilizza come studio fotografico e a volte anche per workshop di yoga quando il tempo non è bellissimo.
Tu, che oggi sei un’icona immortale, cosa pensavi ieri e cosa oggi del mestiere di modella?
Mah, sicuramente lo intendi come complimento e ti ringrazio Paola ma non credo di essere un’icona immortale! Penso che la grande differenza tra ieri e oggi è che ieri prima di diventare “Top” lavoravi parecchi anni, acquisendo esperienza e imparando ad usare il tuo corpo, il viso, a muoverti e a saper “prendere la luce”. E una carriera poteva durare anche 15 anni o di più ma ci voleva molta disciplina, disponibilità, resistenza, energia, saper vivere in solitudine e capacità di incassare rifiuti e fare sacrifici. Oggi è più difficile perché ormai tantissime ragazzine vogliono diventare subito Top-model, penso anche dovuta ai tanti reality in TV mostrano una realtà da fiction! E succede che una sconosciuta dopo due stagioni è “Top” ma dopo pochi anni possa venir messa da parte… Sono poche quelle che si distinguono e durano nel tempo…
Ci sono sempre molte polemiche che accompagnano il mondo della moda e che riguardano l’anoressia. Ultimamente Vogue Italia ha proposto un fantastico numero dedicato alle modelle “curvy”. Cosa pensi, tu che tutt’oggi sei magrissima e in forma, della magrezza spettrale che viene spesso proposta in passerella?
L’anoressia nervosa e la bulimia sono malattie psichiche che portano a gravi disturbi del comportamento alimentare e purtroppo vengono confusa spesso con una magrezza naturale. Io ho lottato contro la mia magrezza sin dall’età di 12 anni, cercando di ingrassare, mangiando come un camionista, ma ho avevo e ho tutt’ora un metabolismo molto accelerato; è genetica!. Ma avendo praticato molto sport nell’infanzia e l’adolescenza avevo comunque un corpo tonico e il seno mi si è sviluppato un pò quando iniziato a prendere la pillola e quindi, pur vestendo una 38/40 avevo delle mini-curve. Difatti mia mamma sosteneva che non ero magra, ma sottile! Ovviamente mi è servito molto quando sono diventata modella, soprattutto perché la fotografia tende a “dare qualche chilo in più” motivo per cui è necessario portare una 40. Ora è vero che per anni abbiamo visto delle ragazze magrissime che a me non sono mai piaciute, ma soprattutto perché non sembravano sane, non avevano un filo di muscolo, sembrava che non fossero mai salite su una bici o dei pattini! E non va dimenticato che, durante la stagione delle fashion week, tra New York, Londra, Milano e Parigi, le top fanno anche 50 sfilate, più fitting, più prove e non sempre si riesce a mangiare bene. In più si dorme pochissimo! Ricetta perfetta per farti perdere quei due chili che, nel mio caso, sono quelli sufficienti per farmi sembrare anoressica!Quindi non è sempre facile distinguere la magrezza naturale e un po’ di stress momentaneo, dovuto al tipo di vita che si conduce, da una patologia vera e propria che va individuata e curata in apposite strutture mediche.
Che consiglio ti sentiresti di dare alle giovani ragazze che vorrebbero intraprendere la carriera di modella e che aspirano a diventare come te un giorno?
Prima di tutto, non farsi ingannare da “agenzie” e “scout” che ti promettono una carriera da modella se ti iscrivi a qualche corso per indossatrice e/o che chiedono (a volte tanti) soldi per fare delle foto per il portfolio. Tutte le agenzie rinomate e serie, di solito non hanno bisogno più che di qualche foto in prima piano naturale, di qualche scatto intero in costume tipo le foto che si fanno in vacanza… La verità poi è che spesso le ragazze che sono diventate top, sono state “trovate” magari fuori da scuola, o per strada mentre facevano shopping o in giro con le amiche. Se poi l’agenzia per cui lavora lo scout vede una possibilità lavorativa per la ragazza, è l’agenzia stessa ad organizzare degli shooting fotografici anticipando le spese, che poi vengano addebitate alla modella una volta che poi la ragazza comincia a lavorare.
Poi come dicevo già prima, ci vuole molto disciplina, ambizione, disponibilità, energia, capacità di fare sacrifici e saper vivere in solitudine. Purtroppo ci sono poche ragazze italiane che hanno fatto una carriera al top come Maria Carla Boscono, Bianca Balti o Monica Bellucci, perché troppo spesso non riescono a stare lontane dalla famiglia o dal fidanzato troppo geloso!
My 5 must-have for summer 2011
Papillon Cor Sine Labe Doli – Shirt with ruches Francesco Scognamiglio
Sombrero Prada
Sunglasses Mercura NYC
T-Shirt with golden chains Unesthète
Cloche “Marlene Gold” by Super Duper Hats – Blouse Burberry
Photography Paolo Santambrogio
Intervista con Alice Gentilucci
Ho conosciuto Alice per la prima volta a casa di un amico comune. Ma ci presentarono e basta. La incontrai nuovamente in occasione del compleanno di questo amico comune, lo stilista americano Lawrence Steele. Stavolta chiacchierammo sedute ad un tavolo in mezzo al giardino di questa grande casa a Milano. La conoscevo di nome, sapevo che era fashion editor per Vogue Italia da parecchi anni. Quando iniziammo a parlare ricordo che restai molto colpita da lei. Era molto lontana dal clichè che vuole la “gente della moda” spesso un pò “poseur”, un pò stravagante, sempre con quell’aria velata e un pò aliena, distratta e un pò snob.
Alice non aveva nulla di tutto questo. Sarà per quell’aspetto da eterna ragazzina che mi fece subito simpatia. Ricordo che la cosa che più mi colpì di lei fu la sua curiosità e la sua allegria. E’ spesso sorridente, ma il suo sorriso non è stereotipato, è un sorriso divertito, curioso, reale. E’ una donna adulta, ed è anche mamma, ma il suo sguardo comunica uno stupore che appartiene più a quello di una bambina. Una di quelle bambine “furbette”, intelligenti. Diverse dalle bambine comuni. Di quelle che capiscono tutto al volo. Un pò un giamburrasca in gonnella!… Contribuisce a donarle quell’aria, anche la spruzzata di lentiggini che ha sul naso all’insù e sul viso sempre acqua e sapone con gli occhi grandi e scuri. Snella. Bella e con una grazia niente affatto scontata.
Non ho incontrato molte persone come lei e per quanto mi riguarda Alice mi piacque subito. Prima di conoscerla sapevo che aveva lavorato con Newton (uno dei miei fotografi preferiti di sempre), e questo, dopo averla conosciuta, non faceva che accrescere la mia curiosità nei suoi confronti.
Il giorno dopo inserii il suo nome su google e mi apparve il suo sito… rimasi di sasso. Conoscevo alcuni suoi lavori e sapevo alcune cose su di lei, ma di colpo scopri che una marea di quelle famose fotografie che sono archiviate nella mia testa e che nel corso degli anni sono diventate ricordi indelebili per me, l’avevano vista protagonista come fashion editor.
Scatti immortali di Newton, della Von Unwerth, di Lindbergh, di Roversi, Sorrenti, scatti indimenticabili con Linda, Christy, Claudia, Naomi, Milla, Kate, Eva, Karen, Shalom, Mariacarla. Questa piccola scoperta unita alla personalità che conobbi di Alice la sera prima, fece di lei, ai miei occhi, un “super eroe”. Una come lei, se aderisse ai canoni di un mondo di plastica come il nostro, dovrebbe camminare a tre metri dal pavimento e parlare con quell’aria di chi è diverso e migliore di te. Invece Alice, è questo il suo segreto secondo me, mantiene la curiosità per tutto ciò che la circonda e si meraviglia e stupisce ancora di fronte alla bellezza. Indaga e cerca di capire. Ha un talento innato e tangibile. È animata dalla passione e dall’entusiasmo per la vita e per l’arte, ma in lei, sorprendentemente, leggi anche il tormento. E questo la rende così… speciale! “Alle persone come Alice bisogna fare un sacco di domande… per imparare”, mi sono detta… Per questo motivo ho deciso di intervistarla per il mio blog e lei è stata così carina da accettare!
Il tuo è un lavoro particolare. Non tutti sanno bene di cosa si tratti. Non è così automatico decidere di farlo. Dove sei nata? Che studi hai fatto? Che lavoro facevano i tuoi genitori e dunque, come sei arrivata a fare quello che fai?
Sono nata a Milano, ho frequentato il liceo artistico e poi Grafica Pubblicitaria per tre anni……….. ho cominciato a lavorare a 20 anni come assistente stylist per caso, ma la moda e l’immagine mi aveva da sempre affascinato……. mio padre mi avrebbe voluto avvocato, come lui!
Qual è il tuo primissimo ricordo infantile o di ragazzina importante legato alla moda o dell’immagine?
Mia madre era una donna bellissima e molto curata, sembrava un’attrice del cinema neorealista Italiano anni ’60…………. io da bambina facevo dei disegni di abiti e le chiedevo se li avrebbe indossati…
Qual è la prima cosa che ti colpisce di uno scatto fotografico?
La bellezza femminile.
Cos’è la bellezza per Alice Gentilucci?
La bellezza e’ emozione estetica………..
Qual è il tuo ideale di “femminile” ? Che genere di donna è la tua?
Ho un ideale preciso, che e’ legato al cinema, mi piacciono le donne degli anni ’60….. la morbidezza dei corpi, la grazia e la forza, l’ironia e l’eleganza di quei tempi, Monica Vitti, la Cardinale, Silvana Mangano. Sofia Loren……..anche Anna Magnani con i suoi difetti che trovo molto sensuali…….. Ultimamente sono affascinata dalla bellezza orientale, i film di Ang Lee e Wong Kar Wai, hanno un’estetica travolgente.
Per te esistono canoni assoluti di bellezza o la bellezza è un concetto che si trasforma di volta in volta. Ci sono degli aspetti della bellezza che restano costanti oppure no secondo te?
La bellezza, nel mio lavoro e’ trasformazione anche se ci sono dei riferimenti che mi piace tenere costanti………….. i tacchi alti, mani e piedi curate, capelli e trucco impeccabili!
Chiaro che dipende dalla storia che voglio trasmettere ma personalmente vorrei che le pagine profumassero.
La donna dei tuoi sogni corrisponde anche nella realtà o realtà e ideale sono dimensioni totalmente distanti
La donna dei miei sogni e’ troppo estetica……….
Mi racconti com’è stato essere sul set di Newton per la prima volta? Eri molto giovane se non sbaglio.. nervosa? Com’era lui sul set?
La possibilita’ di lavorare con un genio come HN e’ stato per me un grande regalo, la prima volta mi chiese di mandargli tutti i capi fotografati in polaroid ed indossati….costrinsi la mia assistente a prestarsi come modella, guepierre, guanti in lattice, plastiche trasparenti ecc………..ci siamo divertite un mondo………….ando’ benissimo sul set..io ero giovane e quindi curiosa e presi la cosa con entusiasmo fino a perderci il sonno.
Lui era esigentissimo ma fortunatamente con un gran senso dell’ umorismo, ho imparato molte cose lavorando con Newton!
Cosa ami di più del tuo lavoro?
La possibilita’ di fare cose nuove, intellettualmente e fisicamente.
C’è qualcosa che invece detesti?
Le lunghe attese. A volte arrivo in studio alle 7.30 e la modella e’ pronta alle 14.00.
Per lavoro hai viaggiato molto. Qual è la città più stimolante dove ami sempre tornare? Perché?
Non ho una citta’ preferita, diciamo che sono piu’ serena quando lavoro in Europa, Parigi e Londra sono citta’ perfette anche per le location. Se Los Angeles non fosse cosi’ lontana per la qualita’ della luce e la temperatura forse la metterei al terzo posto.
Qual è il fotografo con il quale hai lavorato che racchiude insieme talento, intelligenza, estro, simpatia e personalità?
Come stylist non posso sceglierne uno solo…..Sono stata molto fortunata ho sempre lavorato con grandi personalità.
Mi racconti un episodio astruso o divertente vissuto su un set?
Mi ricordo un servizio con Ellen Von Unwerth era per l’alta moda e da una scogliera siamo scesi fino in spiaggia in un sentiero pericolosissimo e con tutto il materiale, abiti Couture compresi…. ho pensato di morire, avevo 12 cm di tacco!
Un’altra volta con Mark Borthwick abbiamo attraversato l’America in un Camper…… siamo stati via per 2 settimane…… con Stella Tennant, Carolyn Murphy e Chandra North …… guidando una notte nel deserto abbiamo visto una cosa luminosa e sconosciuta in cielo……….. forse un UFO!
Cosa preferisci fare? Editoriali di moda, campagne, advertising, sfilate o lavorare con i personaggi?
Non ho preferenze, mi piace tutto quello che e’ creativo.
C’è qualcosa che non hai ancora fatto ma che ti piacerebbe fare sia legato al tuo ambito che anche no?
Mi piace scrivere…….
Hai un grande rimpianto oppure sei felice di ogni tua scelta fatta fino ad ora?
Non ho rimpianti, ma dopo il mio secondo figlio non ho volato per 2 anni ed ho perso occasioni importanti! Viaggiavo solo con treni!
Se chiudi gli occhi e ci pensi, cosa ti fa commuovere? La prima immagine o ricordo… cosa ti viene in mente?
Mi commuovo facilmente………a volte quando tutti ridono al cinema .io piango………mio figlio lo racconta sempre.
Cosa consigli ai giovani che vogliono intraprendere la tua carriera oggi?
Visto come vanno le cose ci vorrebbe una domanda di riserva………………..comunque…….
Assistere una stylist free lance o entrare in una redazione.
Fare molta ricerca, osservare le persone ed informarsi.
Pensare a delle piccole storie da trasmettere nelle immagini.
Documentarsi su sfilate, personaggi e vecchi libri di fotografia ed arte e blog.
Ascoltare musica, leggere libri e andare al cinema.
Aver la passione dei viaggi.
Non chiedersi dove sarai diretto domani!
Ecco alcune delle mie foto preferite di Alice, se volete vederne tantissime altre visitate il suo sito www.alicegentilucci.com
Golden Circus – Soundtrack “For Today I’m a Boy” di Antony & The Johnsons interpretata da Paola Iezzi
CLICCA QUI E GUARDA TUTTE LE FOTO
Le fotografie sono di Paolo Santambrogio;
i ritratti sono stati realizzati in Sardengna, nel Sulcis.
Flamboyant Editorial – Il video di backstage con la mia personale versione di “Anarchy in the UK” come colonna sonora
Soundtrack “Anarchy in the UK”, special acoustic version coinceved, produced and singed by Paola Iezzi, music by Picoduet .The official backstage of the Flamboyant Magazine editorial, “Long Live the Queen”. The Flamboyants, Paola Iezzi and the photographer Paolo Santambrogio pay homage to the Dame Vivienne Westwood. Make-up Adrian Alvarado, hair Masha Brigatti. All clothes and accessories by Vivienne Westwood Gold Label, Red Label, Anglomania and archive. Special thanks to Claudia Tavello and to 117 Studios Milano.
Flamboyant Magazine – Long live the Queen! Paola Iezzi & The Flamboyants pay homage to Dame Vivienne Westwood!
VI DI VIVIENNE
Vi come Vitale, Vi come Vivido, Viscerale, Vibrante,Vittoriano, Virginale, Violato, Vi come Viola, Vi come Viva la Revoluciòn y Viva la Vida! Vi come Vituperio, Vi come Viva per sempre, come Vizio, Vi come Vivienne…
Sono una Regina, sono una Prostituta, una Maestrina, una Bambina Cattiva, una Donna Dominante, ma anche una Donna Dominata, Elisabetta Prima, Anticonformista, Elegante, Altera, Sposa Punk, Romantica. Perle, perle tutte intorno, seducono il mio collo, lo soffocano, scivolano , si insinuano tra i seni, lungo le braccia. Le perle… sventura e purezza… la sensualità della compostezza, del conformismo da oltraggiare. Sentimento popolare costretto nell’aristocrazia del faux-cul, della postura. Manifesto tra la folla. I fianchi tondi, la vita stretta, strizzata… sedotta… vinta ma pertinace… il corsetto…ferma il respiro…e… spalanca le labbra carminio di stupore sull’eternità della vita che pure morendo resta Viva… Resta. Vivienne…
Paola Iezzi
“Alone” Videoclip un anno dopo…

E’ trascorso ormai un anno dall’uscita del progetto Alone e del suo video. Il giorno dello shooting ha nevicato comecchè e il tempo ha costretto tutta la troupe ad inizare con due ore di ritardo, in un atmosfera magica silenziosa, di calma, di concentrazione, di ispirazione. Ognuno si occupava di ciò per cui era lì. Né urla, né scleri. Work and Inspiration per oltre 10 ore.
Il risultato è stato quanto di meglio avrei potuto desiderare da quel piccolo sogno diventato realtà. Un progetto nato per avere un frammento di bellezza, si è propagato diventando l’estensione di altri sogni convergenti. Ingrandendo il significato di quella stessa bellezza.
Lontano dal troppo, dall’ovvio, dall’adeguarsi. Anarchico e invincibile, senza un piano preciso, se non quello di dare senza pretendere in cambio. Una magia piccola ed unica della quale sono tanto orgogliosa.
Così, a distanza di un anno, ringrazio tutte le persone, i professionisti che vi hanno preso parte e, con il loro peculiare talento e capacità, mi hanno aiutato a realizzare questo piccolo sogno di meraviglia, immagini e musica.
Ringrazio anche chi, come me, lo ha amato e capito.
Paola Iezzi
La regia del video è di Paolo Santambrogio, il direttore della fotografia Alessandro Pavoni e il montatore Stuart Greenwald. Il video è stato nelle nomination come miglior videoclip dell’anno sia al PVI (Premio Videoclip Italiano, sezione indipendenti) sia al PIVI (Premio italiano videoclip indipendenti). La produzione, così come il concept, sono di Paola Iezzi e di Paolo Santambrogio; infatti si è trattato di una produzione indipentente, dove tutti i collaboratori hanno lavorato “a progetto” con entusiasmo e passione. In un momento in cui il mercato della musica vive la sua crisi più dura, che sta mettendo in discussione la sopravvivenza stessa degli artisti e delle canzoni, il clip rappresenta spesso un costo non “giustificabile” nel contesto di una produzione discografica, soprattutto se richiede mezzi e risorse non indifferenti e l’ambizione sia quella di creare un prodotto non meramente commerciale, come in questo caso; ma per me come per altri artisti, che in questo lavoro credono e impegnano ogni energia dover rinunciare all’apporto visivo diventa molto difficile. Per questo credo che la strada sarà, come lo è stata in questo caso, sempre più la produzione indipendente, in cui teams di lavoro leggeri e con professionisti di alto livello si ritrovano per collaborare e sperimentare su progetti comuni e stimolanti. Un vero e proprio momento di ricerca artistica ed espressiva, proprio come è stato per Alone.
Le foto del backstage sono di Kia Giannoni, il video di backstage invece è girato da Angelo Ghidoni.
“Gold Seeker” portraits
Chi si sporca più a cercare oggi.
Presi da meccanismi di onnipotenza, immersi in tutto ciò che già possediamo e che mai ci basta. Mai ci basta. Si va a prendere dove già sappiamo che c’è. Senza troppi sforzi.
Ai pionieri veniva la febbre. Deliravano. Dopo mesi, anni, passati con le gambe a mollo nei corsi d’acqua in cerca di pepite gialle.
Sperando di trovare ciò che avrebbe cambiato il corso della loro esistenza. Per affrancarsi dalla miseria, venivano colti da una miseria ben peggiore. Quella della perdizione di sé. Della totale identificazione nell’oggetto dei “l’oro” desideri. L’Oro…
Diventavano loro stessi una pepita d’oro. Una moltitudine di gente, di emigranti, di cercatori, di bisognosi, di avidi, di galeotti, di padri di famiglia, fratelli, mariti …in cerca… con la fede pregavano, la speranza di trovare…
Volti provati, sporchi. Occhi spalancati, occhi stanchi, allucinati, deliranti per il barlume di un sogno: uscire dalla povertà. Trovare di che sopravvivere, ma tutto sommato sognare. Sognare un’esistenza migliore, più bella, vivibile. Un’ esistenza decente.
Cosa resta oggi dei sogni? Cosa resta dell’oro? Non c’è più oro. Non c’è quasi più niente. Il nostro mondo sprofonda. La nostra cultura dorata sprofonda, ebbra di sé, crolla.
Cercavamo l’oro, ma credevamo di cercare la felicità. Quindi? Ci siamo confusi, è vero, ci siamo sbagliati, perché l’oro e la felicità sono cose distinte. Anche i bambini lo sanno.
Paola Iezzi
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Le fotografie sono di Paolo Santambrogio;
i ritratti sono stati realizzati in Sardengna, nel Sulcis.
Dream Hunters – The 14th Exhibition of Blue&Joy – London

Che c’è di meglio di un week-end a londra per fuggire alla monotonia e all’angoscia di una città come Milano, dove gli spazi dedicati alla creatività e all’arte si riducono sempre di più? Così la mia partenza per london diventa più di un normale fine settimana di puro svago e shopping. Infatti parto mercoledì 14 ottobre.
Il 15 sono ospite dell’inaugurazione della mostra di Blue&Joy, al secolo Daniele Sigalot e Fabio La Fauci, amici ormai da parecchi anni, all’interno della boutique di Salvatore Ferragamo nella via dello shopping londinese, la meravigliosa Old Bond Street. E’ un cocktail che parte alle 18.00 e termina alle 22.00.
Giovedì arrivo all’inaugurazione verso le 20.30 e il negozio è già gremito di invitati ognuno con il proprio flute di champagne in mano. Le opere degli artisti un po’ ovunque e le modelle che sfilano su un catwalk “sali e scendi” la collezione autunno-inverno 2008-2009.
L’atmosfera è frizzante, ma rilassata. Saluto i ragazzi e mi complimento per l’allestimento e le opere davvero originali, come sempre. In particolare mi colpisce il cane gigante (che è un po’ il protagonista della mostra) , ricavato dal collage di migliaia di bottoni griffati “ferragamo”.
La serata prosegue tra chiacchiere, i sorrisi e le lacrime di Blue e di Joy, nuove conoscenze, musica, abiti e scarpe e occhiali in bellavista e incontro un sacco di insospettabili “fans” di Paola&Chiara che sono italiani, ma vivono e lavorano come professionisti a Londra da anni. Tutti si rivelano aperti e molto simpatici e dimostrano di apprezzare molto il look che ho scelto per questa sera. La cosa mi inorgoglisce non poco.
Al cocktail incontro anche Gilla Bertotti, che gentilmente mi informa che a Londra è in corso il “Frieze Art Fair“ , una delle fiere d’arte più importanti del mondo. Gilla, super carina , si offre di “scortarmi” sabato alla fiera. Si occuperebbe lei di procurarmi un ingresso. Entusiasta all’idea, accetto più che volentieri!
Al momento dei saluti, la sensazione che mi porto via, nella mia stanza d’albergo, è che Londra sia bella, si, ma che l’Italia, a chi lavora e vive qui in maniera permanente, manchi e non poco…

Nella foto io con i Blue&Joy, cioè Daniele Sigalot e Fabio La Fauci, all’interno della boutique londinese di Ferragamo. Il mio hair&make-up sono opera di Klare Ya Ya Wilkinson. Il mio outfit… Ferragamo naturalmente!
SHOWstudio: Fashion Revolution – Exhibition at Somerset House, London

Presso la Somerset House (Strand, London WC2R 1LA) fino al 20 Dicembre 2009, in mostra SHOWstudio, il progetto web del fotografo e artista visivo Nick Knight.
SHOWstudio è un sito web creato nel Novembre 2000 da Nick Knight, “that has consistently pushed the boundaries of communicating fashion online”.
Nick Knight aggiunge “SHOWstudio is based on the belief that showing the entire creative process-from conception to completion-is beneficial for the artist, the audience and the art itself.”
Questo il tema della mostra: “our experience of fashion is changing. In these times of instant, digitally-fuelled information, the fashion image is no longer confined to the static world of the printed photograph. Today we are confronted with a dramatic new fashion universe, where photography, film, performance, music, art and technology combine to create an infinitely richer landscape”.
Grande spazio è dato alla video-arte come forma di comunicazione visiva moderna e di avanguardia. All’interno della mostra lavori di Alexander McQueen, John Galliano, Naomi Campbell, Gareth Pugh, Comme des Garçons, Kate Moss, Björk ed altri importantissimi artisti del mondo della comunicazione visiva. In alcuni giorni è possibile assistere a live-set fotografici di fotografi di moda tra i più importanti nel mondo.
Londra, Venerdì 16 Ottobre. Oggi sono stata a vedere lo ShowSudio di Nick Knights sulla riva del Tamigi. Belle installazioni. Alcune cose sono davvero interessanti. La cosa che mi è piaciuta di più è stata lo studio dove vengono spesso realizzati servizi fotografici dal vivo. Il pubblico della mostra può assistere da dietro alla vetrata dove fotografi come Nick Knights stesso scattano top model come naomi e mariacarla lavori veri e propi, come la cover di Vogue UK… peccato che oggi non fosse prevista alcuna “live session” … che jella!
Mi consolo, guardando le proiezioni delle precedenti. Alcune sono proprio belle. Resto ipnotizzata dalle immagini che hanno una dimensione vagamente voyeristica e anche un po’ fetish… in realtà un po’ più che vagamente e penso a cosa avrebbe combinato lì dentro uno come Newton…
Dopo aver visto una specie di corto divertente , realizzato nel Backstage della sfilata “NO!” di Victor&Rolf, sono tentata di acquistare (nella parte merchandising) una fantastica carta da parati color carne con immaginette di atti osceni, disegnati in rosso in stile ‘700, poi penso… ma che me ne faccio? però bella! “La lascio lì ed esco ritrovandomi davanti ad uno scatto triplo gigante di naomi che mi saluta sparandomi con un silenzioso mitra al neon lampeggiante. Muoio un attimo e poi mi riprendo… fermo un taxi e ritorno verso il centro… a guardare lily donaldson così magra, mi è venuta una gran voglia di metter qualcosa sotto i denti!
Una riflessione: grazie a Nick Knights stasera ho scoperto che Kate Moss è riconoscibile anche soltanto dallo stampo del suo rossetto! Andate a vedere la mostra e capirete di che sto parlando
È morto Irvin Penn

Il fotografo statunitense Irving Penn (nella foto), famoso per le eleganti immagini di moda e per i ritratti in bianco e nero e soprattutto per le nature morte apparse su ‘Vogue’, è morto ieri, 7 Ottobre 2009, nella sua casa di New York all’età di 92 anni.
L’annuncio della scomparsa è stato dato congiuntamente dall’amico Peter MacGill, che era anche il suo agente, e dal fratello, il regista Arthru Penn.
Il fotografo fu sposato per 42 anni con la modella Lisa Fonssagrives, che fu suo soggetto di scatti di sofisticata bellezza fino alla morte avvenuta a 80 anni nel 1992. Il gigante della fotografia americana, come è stato definito, si affermò a 26 anni come assistente di Alexander Liberman per ‘Vogue’, rivista per la quale realizzò numerose copertine, fra cui la prima in still-life (natura morta) a colori per il numero dell’ottobre 1943.
Dopo la Seconda guerra mondiale, Penn lavorò ininterrottamente per la rivista realizzando ritratti, foto di moda e nature morte con cui ha definito un nuovo ”visual style” e lanciato l’estetica ”less is more”, cioè più si sottrae da un’immagine più essa può risaltare efficace e suggestiva. Penn ha scattato anche alcune delle foto-icone degli anni Sessanta, come quelle dedicate alla Beat Generation e alla ”Summer Love” del 1967. Sempre a quell’anno risale la celebre foto in cui sono in posa i motociclisti della gang ”Hell’s Angels”, realizzata in uno studio di San Francisco nel 1967.
Insieme a Richard Avedon, Penn è stato l’altro grande fotografo di moda del secondo dopoguerra (famose i suoi scatti per Marisa Berenson), a cui si ispirò anche il regista Michelangelo Antonioni per il protagonista principale del film ‘Blow-up’. Tra i suoi tanti ritratti di vip, spiccano quelli di Edmund Wilson, W. H. Auden, Spencer Tracy, Joe Louis e Duchessa di Windsor. Penn contribuì anche a far fare il loro ingresso sulle pagine di ‘Vogue’ a intellettuali e artisti come Willem de Kooning, Isamu Noguchi, Pablo Picasso e Italo Calvino. Le prime immagini Irving Penn e quelle successive dedicate al mondo della moda furono realizzate senza l’uso di elaborati espedienti tecnici, ma solo con l’ausilio di un fondale di carta e con la più semplice illuminazione possibile: fu proprio per questo che risultarono dei capolavori, riuscendo a legare in modo indistinguibile lo spirito della modella con l’abito che indossa.
Negli ultimi trent’anni Penn si è concentrato su ritratti a carattere etnografico, su nudi e studi sul colore, in particolare quello dei fiori. Penn può vantare la più lunga collaborazione con le testate della casa editrice Condé-Nast, che pubblica tra le altre riviste ‘Vogue’. A partire dal 1985 lavorò anche per ‘Vanity Fair’.
Irving Penn è considerato uno dei massimi rappresentanti del XX secolo di un genere di lunga e illustre tradizione come la natura morta, lo ”still life”. Il fotografo è sempre stato attento per prima cosa a stabilire una precisa distanza dal soggetto fotografato. Fisica e psicologica, che si tratti di fotografare attori, poeti, modelle, frutta o mozziconi di sigaretta.
I suoi soggetti sono sempre sistemati dentro spazi chiusi, stretti, a volte angoli di pareti costruite per l’occasione. Mai in esterni. Ne risulta un senso di calma concentrazione, e di claustrofobia. Il personaggio è come fisicamente limitato, ma i limiti spaziali per contrasto rendono palpabile la sua energia. I soggetti raffigurati nelle nature morte vanno dagli oggetti della pubblicità (come la serie ”minimalista” dedicata ai prodotti cosmetici realizzata per Clinique tra gli anni Sessanta e Settanta), ai cibi (reinventati per i servizi redazionali di ”Vogue”), agli animali morti ai quali il consumo impone nuove forme, ai materiali trovati per la strada (noti i suoi mozziconi di sigarette degli anni Settanta). A nature morte ”miserabiliste” che utilizzano scarti di materiali in decomposizione, avanzi, metalli, fino alle nature morte di costruzione più complessa che si rifanno al classico tema della vanitas, con ossa e teschi di uomini e animali, insieme a frutti, fiori ed altri elementi compositivi.
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“Family Gardens” Editorial


“Family Gardens” è un editoriale di moda nato da un’idea precisa e dalla collaborazione tra me, Paolo Santambrogio, il fotografo, e Vittoria Cerciello, la fashion editor.
Da tempo avevo in mente di realizzare una storia con i turbanti, ne ho parlato con Paolo che mi ha proposto di utilizzare i fiori; gli piaceva l’idea di vedermi “emergere” da fiori di vario genere.
Abbiamo coinvolto Vittoria, portandole degli esempi. A lei è piaciuta subito questa prima idea di partenza e ha suggerito di citare, di ispirarsi a “Grey Gardens” il celebre docu-film di Albert e David Maysles (1975) su una porzione della vita di Edith Bouvier Beale e Edith Ewing Bouvier Beale, rispettivamente le strampalate cugina e zia di Jaqueline Kennedy Onassis.
Trovata la location, una villa fanè dell’800 con uno splendido giardino all’italiana, abbiamo così cercato di trasformare, anche con l’aiuto della make-up artist Masha Brigatti, il mio look, per reinterpretare una sorta di Edith “Little Edie” Bouvier Beale odierna, suggerendo le tendenze moda dell’autunno-invero 2010 e, al tempo stesso, tentando di dare spazio ad una fotografia più libera e “artistica”. Il servizio è stato pubblicato dal mensile “Posh”, nel numero 32 di Settembre. Pubblico qui invece la versione integrale del servizio, completo di tutti gli scatti scelti.







































































































