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Father&Son – Intervista con Franco e Daniele Bolelli


Tempo fa ero in autogrill, il giorno dopo un concerto… come al solito mi sono fatta un giro nella zona libri, dischi etc. Tra le varie pubblicazioni, spiccava un librone bianco con tante pagine e un titolo figo: VIVA TUTTO! Di Lorenzo Cherubini e Franco Bolelli. Nonostante la mole, il libro era leggerissimo, come se la carta delle pagine fosse fatta di una sorta di antimateria. Mi ispirava. Non sapevo che Lorenzo avesse scritto un libro nuovo. Comprato.

Lo ammetto, sono lentissima a leggere. Anche se mi piace un sacco, devono passare prima un tot di pagine prima di essere completamente coinvolta…e poi, se un libro mi piace, non lo finirei mai. Insomma una tragedia..

Ho iniziato a leggere “Viva Tutto! “ e l’ho amato subito. Visceralmente. Ci ho anche messo relativamente poco a leggerlo. Ero in un momento molto particolare della mia vita e spesso era come se il libro mi parlasse, mi motivasse, mi spronasse. Mi faceva stare bene e mi sembrava mi facesse riflettere, in modo diverso, su argomenti che mi stanno molto a cuore (l’esistenza umana, il futuro, il presente, l’amore, la spiritualità, la musica, i viaggi, l’universo, la tecnologia, internet, Dio) ma da angolazioni e prospettive spesso nuove e a volte insolite. E poi ho amato l’impianto, la costruzione, l’idea sulla quale si regge tutto questo.

Si perché, praticamente, il libro è congeniato come uno scambio epistolare (via mail) tra Lorenzo Jovanotti e Franco Bolelli (scrittore, filosofo e pensatore moderno), che si fanno domande a vicenda, si pongono quesiti, riflessioni, si scambiano opinioni, punti di vista che a volte sono vicini, altre volte lontani.

Mi sono innamorata del libro, consigliandolo praticamente a tutti. Ho fatto avere i miei più sinceri complimenti a Lorenzo (un artista e un musicista che stimo dal profondo del cuore) e poi, un giorno, ho contattato su facebook Franco Bolelli, per farli anche a lui. Franco, molto carinamente mi ha risposto.

In “Viva Tutto!”, sia Franco sia Lorenzo, citano spesso Daniele Bolelli (il figlio di Franco) che viene “tirato in mezzo” in riflessioni che riguardano soprattutto le arti marziali, lo zen e le religioni. Daniele, nonostante la giovane età, insegna nelle università californiane proprio “Storia delle Religioni”.

In parole povere, tramite facebook, ho conosciuto sia Franco sia Daniele. Due persone speciali, entrambi, certamente fuori dal comune. Stupendi tutti e due. Ci siamo scritti diverse volte e ripromessi di vederci presto per conoscerci, anche di persona. Poi, giorni fa, ho inviato loro questa intervista per il mio blog, che ho scritto una mattina alle 5 tutta d’un fiato. Ci tenevo che rispondessero ad un’intervista doppia senza influenzarsi a vicenda, su quesiti che spesso mi attanagliano… ho pensato che due persone di cultura e di vivacità intellettuale come Franco e Daniele, un padre e un figlio, avrebbero potuto darmi certamente risposte interessanti sulle quali riflettere. Così è stato.

Le pubblico qui, in un’intervista che ho chiamato appunto “Father&Son”.

Cosa pensi della felicità? Esiste oppure no, è un miraggio umano?

FB Esiste, eccome se esiste! Esiste in tanti gesti quotidiani ed esiste come spinta vitale, come relazione forte con il mondo e con la vita, che è più forte anche dei drammi, dei problemi, delle debolezze, dei momenti di ripiegamento e di tristezza e di fragilità. Credo che possiamo essere tanto più felici, se nella vita non cerchiamo altro scopo che la vita stessa, se non ci difendiamo dalla vita.

DB Allo stesso modo come la salute non è meno oggettiva della malattia, la felicità è tangibile e reale quanto depressione e tristezza abissale. Ma non stiamo parlando di una dimensione intoccabile che una volta raggiunta non ci abbandona mai. Si parla di un’attitudine verso la vita che non muta il suo orientamento nonostante momenti di tragedia e dolore. Uno fra i miei idoli, Ikkyu (un monaco buddista i cui principali interessi erano lo Zen, il sesso e il sake’), parla di “gioia nel mezzo della disperazione”. La vita e’ dura—non c’e’ dubbio. E ogni giorno ci imbatteremo in forze che faranno di tutto per darci motivo di deprimerci. Riconoscere la disperazione senza che questa rovini la tua voglia di ridere… questo per me e’ la porta della felicita’.

Che cos’è la biodiversità?

FB E’ l’assoluta, incondizionata, infinita molteplicità e varietà della vita, che si esprime in migliaia di forme, di movimenti, di organismi. E’ il principio per cui tutte le cose viventi generano sempre più cose viventi.

DB E io che ne so? Mi hai preso per uno intelligente? 🙂

Credi che gli uomini stiano andando verso una evoluzione “buona”? Oppure che siamo destinati all’autodistruzione? In qualunque caso, perché?

FB L’evoluzione è evoluzione e basta. In quanto evolve è buona, ma l’evoluzione non è soltanto buona o virtuosa: l’evoluzione – tanto da un punto di vista globale quanto da quello della nostra esistenza singolare – è anche un rischio. D’altra parte quando mai è esistita una singola esperienza umana appassionante che non sia quel tanto rischiosa?

DB Entrambe le cose. E’ innegabile che l’umanità stia flirtando con l’autodistruzione. La quantità di veleni che mettiamo nell’atmosfera a volte senza nemmeno rendercene conto è oggettivamente inquietante. L’idiozia del fondamentalismo religioso e una mostruosa avidità sono due forze gemelle che ci portano ogni giorno più vicini all’abisso. Deprimente? Sì, ma al tempo stesso, molte cose sono migliorate in meglio. C’è oggi meno razzismo e più apertura mentale in buona parte del mondo di quanta ce ne siamo sognati per secoli. Esiste un sempre crescente numero di persone che si sbatte per inventare nuove soluzioni meno nocive a umani e al pianeta. I segni positivi sono potenti quanto quelli negativi. La corsa è tirata ma è tutt’altro che decisa.

Che cosa ti piace di più della dimensione umana? Potresti definirti un filantropo oppure no? Come ti definiresti?

FB Sono attratto dagli esseri umani, dalle vite singolari, dalle storie degli umani. Ad attrarmi in particolare è quell’umanità che si slancia, che prova a mettere al mondo qualcosa che prima non c’era, che sposta frontiere, che allarga orizzonti, che nutre le energie di chi ha intorno.

Non mi definirei, mai. E’ una questione che non mi pongo. Ci sono e basta.

DB Argh… mi definirei… “inquietantemente bello”. Ok, scusami, la smetto di dire cazzate. Continuo un pò quello che dicevo sopra. Forse è la mia assuefazione a risposte yin-yang, ma penso di essere profondamente filantropo e misantropo allo stesso tempo. La stupidità umana è di una potenza innegabile. Non si perde mai a scommettere su di lei perchè e’ ovunque. Quindi, in un certo senso, buona parte dell’umanità mi appare di una mediocrità penosa (questo è ciò che succede se leggi troppo Tao Te Ching e Nietzsche da piccolo). Ma al tempo stesso, ci sono anche tanti umani dotati di un coraggio, calore e creatività commuovente (bella l’allitterazione, eh?). Amo gli animali, ma ciò’ che mi piace di più degli umani è che più di ogni altro animale abbiamo un ampissimo campo di scelta. Alcuni la usano malissimo e altri benissimo, ma avere più ampie possibilità non è mai una cosa a cui rinuncerei.

Quando pensi all’umanità pensi prima all’individuo o alla collettività? Perché?

FB Mi appassiona la possibilità di un sé eccezionale che condivide e coevolve con tanti altri sé eccezionali. Mi appassiona l’ego che si espande insieme con altri ego.

DB Francamente, non è che ci penso molto. Capisco che la risposta non è esattamente illuminante, quindi provo a fare di meglio. Pensare troppo solo all’individuo significa perdere di vista il globale e passare troppo tempo ad ammirare il proprio ombelico – cosa che solo di rado è una buona cosa. Pensare troppo alla collettività significa dedicare troppo tempo a cose su cui puoi avere un impatto minimo e quindi può essere paralizzante. Una sana via di mezzo mi sembra di rigore.

Cosa pensi della famiglia?

FB Penso che una donna e un uomo debbano vivere la propria relazione come una grande impresa, e che debbano come una grande impresa crescere un bambino. Se la famiglia è questa cosa qui, è quanto di più essenziale. Altrimenti no.

DB Intendi la “famiglia” nel senso del Padrino o in un altro senso?

Se mi fanno regali di compleanno, mi piacciono. Se no, si fottano.

Rispetto alla religione che posizione assumi? Credi in Dio? Sei ateo? Agnostico? Come definiresti in pratica la tua “posizione di fede”?

FB Sono estremamente pragmatico, tendo a impegnarmi al duecento per cento in ogni cosa che posso fare e risolvere, e a non occuparmi di questioni che in ogni caso non potrei risolvere. Credo prepotentemente alla potenza biologica, alla grande corrente vitale.

DB Agnostico con asterisco. Ovvero, vivo al tempo stesso momenti in cui mi sembra che non esista alcun senso né logica nell’universo e altri in cui mi sembra ovvio l’esatto contrario. Le mie sensazioni ed esperienze a riguardo sono ugualmente potenti quindi mentirei se per semplicità decidessi di ignorarne un tipo a favore dell’altro. Chiaramente, però, se per “Dio” intendiamo un vecchio nel cielo con la barba bianca e premia i buoni e punisce i cattivi… non credevo a Babbo Natale neanche da bambino.


Credi che esista la reincarnazione?

FB Fino a poco tempo fa liquidato la cosa con qualche battuta teneramente sprezzante. Ma ho una moglie che crede alla reincarnazione, e vorrei passare con lei tante altre vite. Così continuo a sorriderne, ma mi diverte pensare che possa esserci.

DB Boh! E se anche esistesse – cosa possibilissima – che cosa vuol dire? Senza il nostro corpo né ricordi, che cos’è che rimane di noi? Cosè questa “anima” che si reincarna? La reincarnazione crea più domande che risposte. Il che non vuol dire che non esista, ma è complicata anche solo da concepire. Comunque, per natura il “credere” non mi piace. O le cose le conosco per esperienza oppure non sono parte del mio conoscere, nel qual caso “credere” vuol dire ben poco. Credere o non credere sono passatempi a mio personalissimo giudizio che lasciano il tempo che trovano. O sai per esperienza o non sai. Tutto il resto sono chiacchiere.

Credi che l’idea di Dio aiuti le persone a stare meglio, oppure le distragga solo dal dolore?

FB Dovremmo chiederlo a loro. Non ho una posizione ideologica, in merito: tutto quello che aiuta una persona a star bene mi piace anche se posso non condividerlo. Temo che per moltissimi Dio sia soltanto una consolazione.

DB Temo che comincerai a notare un ritornello nelle mie risposte visto che ti dico “entrambe le cose”. Di sicuro aiuta molti a stare meglio, ma anche credere a Babbo Natale lo fa. Ma alla fine l’unica cosa che conta sono i risultati. Se il tuo credere (o non credere) in Dio ti rende una persona piu’ gioiosa e piacevole, allora mi piace. E se no, no.

Ti chiedo di raccontarmi un’immagine . La prima che ti viene in mente.

FB Il giorno in cui su Skype, neanche un’ora dopo che era nata, mi è apparso mio figlio tenendo in braccio la sua bimba, e io in un vero flash rivelatorio ho rivisto me a ventitré anni con in braccio lui appena nato.

DB Una bellissima immagine che ho visto di recente ritrae una splendida donna (tale Paola Iezzi… la conosci?) che tiene vicino alla testa una copia di un mio libro. Posso commuovermi in diretta?

Cos’è la bellezza per te. Raccontala come preferisci.

FB Non ho un’idea estetica della bellezza. Mi appassionano le facce, i gesti, i sorrisi, i movimenti dei corpi. Mi appassionano tutte le manifestazioni vitali fatte di slanci. Su un orizzonte più globale, trovo splendidi quegli esseri umani che abbracciano spinte così molteplici da apparire contraddittorie e che riescono a trasformarle in inestricabile armonia.

DB Vedi risposta sopra… ok, la smetto di adularti. La bellezza è la risata della mia bimba (che ha appena compiuto due anni e si è svegliata dicendo “Birthday… Party… Iz… Cake”) La bellezza è qualunque cosa crei felicità.

Infine vorrei sapere la “tua” canzone. Solo una.

FB Una?! Una ?!?! E’ una tortura! In questo momento, ti direi “Everything In Its Right Place”, Radiohead. Ci sento dentro in forma di suono tutte le tue domande e le mie risposte e quelle di Daniele, e anche le mie domande e le tue risposte e le sue.

DB Solo una?!?!?!?!??!?!?! Argh… mi fai del male. Ce ne sono veramente tante… Ok, mentre scrivo la mia bimba ha interrotto la fila di scuse che mi ero preparato e ha scelto per me. Ha fatto partire sullo stereo “Is This Love” di Bob Marley e si e’ messa a ballare. E chi sono io per non adottare la sua risposta?


FRANCO BOLELLI

Franco Bolelli e nato a Milano nel 1950, è uno dei più influenti filosofi moderni italiani. Si occupa di innovazione, nuovi modelli mentali, sentimentali, comunicativi, progettuali, vitali. Molti libri, in particolare Viva Tutto! con Lorenzo Jovanotti Cherubini, e prima “Cartesio non balla” e “Con il cuore e con le palle”.

DANIELE BOLELLI

Daniele Bolelli è nato a Milano nel 1974 da una famiglia di scrittori. Ha pubblicato diversi libri tra i quali il suo primo personale, “La tenera età del guerriero”, quando aveva solo 22 anni. Attualmente vive a Los Angeles, dove è professore, artista marziale e scrittore. Insegna le religioni del mondo, la storia delll’antica Roma, storia e filosofia delle arti marziali, oltre a tenere numerosi corsi sul rapporto tra cinema e storia. Forse più peculiare del suo repertorio è lo stile delle lezioni di Bolelli, che combina la complessità dei temi affrontati con molta ironia e “gergo da strada”, per questo è stato definito “mezzo comico e mezzo ‘maestro zen’. Questo particolare mix di stili lo ha reso molto popolare fra gli studenti. Daniele Bolelli ha appena pubblicato il suo nuovo libro dal titolo “ iGod – Istruzioni per l’uso di una religione fai da te”.

Apre il sito ufficiale di Alda Merini


Grazie alle figlie di Alda, nasce aldamerini.it
Le figlie di Alda Merini inaugurano sulla rete il primo sito web ufficiale dedicato alla memoria della poetessa recentemente scomparsa.
La Merini raccontava: “ho avuto quattro figlie. Allevate poi da altre famiglie. Non so neppure come ho trovato il tempo per farle. Si chiamano Emanuela, Barbara, Flavia e Simonetta. A loro raccomando sempre di non dire che sono figlie della poetessa Alda Merini. Quella pazza. Rispondono che io sono la loro mamma e basta, che non si vergognano di me. Mi commuovono”
Nonostante le parole della madre, Emanuela, Barbara, Flavia e Simonetta ci fanno uno splendido regalo pubblicando on-line aldamerini.it, come mi scrivono nella loro lettera “un’antologia in ricordo di Alda, un elogio all’ape furibonda, alla sua figura di scrittrice e madre perchè “niente per una donna è più simile al paradiso di un figlio che le farà sognare l’amore per sempre”.
Io, per l’amore e la stima che ho nei confronti di Alda, non posso far altro che segnalarvi il sito e invitarvi a conoscere, o se la conoscete già ad approfondire lo straordinario mondo delle poesie di Alda Merini.

www.aldamerini.it

Grazie, Paola Iezzi

E’ morta la poetessa Alda Merini, cantò il dolore degli esclusi

aldamerini
E’ morta ieri a Milano la poetessa Alda Merini. Aveva 78 anni. Protagonista della scena culturale italiana, e considerata la più grande poetessa italiana vivente, era ricoverata all’ospedale San Paolo (la camera ardente sarà allestita a Palazzo Marino) da una decina di giorni per un tumore osseo. Viveva in condizioni di indigenza – per scelta – tanto che i pasti quotidiani le venivano portati dai servizi sociali comunali. Ha cantato gli esclusi e ha vissuto la malattia mentale. Le esequie si terranno mercoledì 4 novembre in Duomo a Milano: funerali di Stato, ha annunciato il sindaco Letizia Moratti dopo il via libera del Consiglio dei ministri.
Negli ultimi anni il suo volto era divenuto popolare anche al pubblico televisivo. Frequenti le sue apparizioni, con quella voce arrochita dal fumo, con parole e pensieri profondi e a tutti comprensibili. Grazie a lei, molti si erano avvicinati alla poesia. Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, si è detto profondamente rattristato della sua scomparsa: “Viene meno un’ispirata e limpida voce poetica”.
Nata in una famiglia poco abbiente (il padre era impiegato in una compagnia di assicurazione, la madre casalinga) la Merini esordì appena quindicenne con la raccolta La presenza di Orfeo curata dall’editore Schwarz. E mentre già attirava l’attenzione della critica, la giovanissima Alda incontrava difficoltà nel mondo della scuola “normale”. Venne infatti respinta quando tentò di entrare al liceo Manzoni. Dissero che non era stata sufficiente nella prova d’italiano. Da quel momento la sua vita è sempre stata al confine tra il riconoscimento della sua eccezionale capacità poetica e la difficoltà dovuta alla malattia mentale, che nel 1947 la portò al ricovero, per un mese, nella clinica Villa Turro, a Milano. Lei stessa ne ha sempre parlato e scritto definendo la sua sofferenza psichica come “ombre della mente”. Con le quali, nel tempo, ha saputo convivere. Per certi versi, il dolore l’ha aiutata a scandagliare l’animo umano.
Così Alda Merini ha spiegato ad Antonio Gnoli l’uscita dalla malattia, in un’intervista a Repubblica.
“Per me guarire è stato un modo di liberarmi del passato. Tutto è accaduto in fretta. L’ultima volta che sono stata all’Istituto che mi aveva in cura per depressione mi è accaduta una cosa che non avevo mai provato. Una mattina mi sono svegliata e ho detto: che ci faccio io qui? Così è davvero ricominciata la mia vita. Ho ripreso a scrivere e ho perfino trovato quel successo che non avrei mai pensato di ottenere”. Sul successo Alda ride con voce roca e lenta e poi aggiunge: “Il successo è come l’acqua di Lourdes, un miracolo. La gente applaude, osanna e ti chiedi: ma cosa ho fatto per meritare tutto questo? Penso che la folla, anche piccola, che ti ama ti aiuta a vivere. In fondo un poeta ha anche qualcosa di istrionico e di folle. Per questo il manicomio è stato per me il grande poema di amore e di morte. Ma anche questo luogo oggi è distante. Mi capita a volte di rivederlo in sogno. Io sogno tantissimo. E tra i sogni ne ricorre uno: sono dentro a un luogo chiuso, e io che cerco le chiavi per uscire. Forse sono mentalmente ancora in quel luogo che mi ha ucciso e mi ha fatto rinascere. Mi sento una donna che desidera ancora. Oggi per esempio vorrei che qualcuno mi andasse a comprare le sigarette. Non ho mai smesso di fumare, né di sperare”.
Fin dai primi anni del suo lavoro poetico, conobbe e frequentò maestri come Quasimodo, Montale e Manganelli che la sostennero e promossero la pubblicazione delle sue opere. Dopo La presenza di Orfeo (e alcune poesie singole pubblicate in diverse antologie), escono Nozze romane e Paura di Dio. La Merini, nel frattempo si era sposata con Ettore Carniti (1953) e aveva avuto la sua prima figlia Emanuela. Al pediatra della bambina aveva dedicato la raccolta Tu sei Pietro (1961).
Comincia qui un altro periodo difficile costellato di ricoveri dolorisissimi e di ritorni a casa sempre difficili ma anche allietati dalla nascita di altri tre figli. Con un lungo periodo al “Paolo Pini”. Dal 1972 al 1979 la situazione, a poco a poco migliora e la poetessa torna a scrivere. E, con grande coraggio, racconta in poesia e prosa la sua esperienza (“La Terra Santa”).
Rimasta vedova nel 1981, si risposerà con il poeta Michele Pierri (1983) e con lui andrà a vivere a Taranto e ancora incontrerà i fantasmi della sua mente. Nel 1986 tornò a Milano dove ha sempre vissuto fino alla morte. E di questo ultimo ventennio sono la maggior parte delle sue opere più note: “La vita facile”, “La vita felice”, “L’altra verità. Diario di una diversa”, “”le parole di Alda Merini”, “Folle, folle, folle d’amore per te”, “Nel cerchio di un pensiero”, “Le briglie d’oro” e tante altre. Compreso “Superba è la notte” un tentativo di Einaudi di sistemare le poesie scritte tra il 1996 e il 1999.
Sul suo sito, accanto alla foto con i capelli scarmigliati, lo sguardo profondo e l’immancabile sigaretta in mano, tre versi: “(Sono una piccola ape furibonda.) Mi piace cambiare colore. Mi piace cambiare di misura”.
I frati francescani di Assisi, raggiunti dalla notizia, si sono riuniti in preghiera: “La comunità francescana del Sacro convento di Assisi affida al Signore l’ anima della poetessa Alda Merini e partecipa al dolore di chi sta soffrendo per la sua perdita”. Lo ha detto il custode del Sacro convento, padre Giuseppe Piemontese.
Tra la Merini e i francescani, infatti, c’era un rapporto particolare che, in qualche modo, faceva parte del suo più recente modo di essere con quella sua straordinaria apertura al mondo più semplice e alle altre arti meno “colte”. Circa due anni fa, infatti, nella Basilica superiore, si tenne un concerto di Lucio Dalla ispirato ai versi di Alda Merini. Lei ne era orgogliosa e i francescani si erano innamorati di questa donna e del suo modo scontroso ma dolcissimo di esistere.

larepubblica.it


aldamerini3
Io non ho bisogno di denaro.
Ho bisogno di sentimenti,
di parole, di parole scelte sapientemente,
di fiori detti pensieri,
di rose dette presenze,
di sogni che abitino gli alberi,
di canzoni che facciano danzare le statue,
di stelle che mormorino all’ orecchio degli amanti.
Ho bisogno di poesia,
questa magia che brucia la pesantezza delle parole,
che risveglia le emozioni e dà colori nuovi.

Alda Merini (Terre d’Amore, 2003)


Sono molto irrequieta quando mi legano allo spazio

A volte Dio uccide gli amanti perchè non vuole essere superato in amore

La calunnia è un vocabolo sdentato che quando arriva a destinazione mette mandibole di ferro

La vera misura dell’uomo è la pace

Alda Merini (Aforismi)



Sito ufficiale di Alda Merini