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Ho visto Nina volare…


Come è possibile provare un’emozione così forte dopo tanti anni e tanti palchi, tanti concerti…?
Ecco come mi sentivo alla prima di “Ostinati e Contrari” al Franco Parenti di Milano. Emozionata è un eufemismo.
Sono nel camerino e non riesco a stare ferma. Niente. Così mi catapulto nel backstage per osservare attraverso una feritoia nel telo nero… “Laudate Ominem”… non manca poi tanto al mio ingresso… c’è qualche problema con i video… accidenti! La prima è sempre la prima… accidenti!… Ma tutto sembra andare liscio, comunque. Oddio, eppure le gambe non stanno ferme, un groviglio nello stomaco… poi guardo i ragazzi che vanno e vengono dal palco con i loro oggetti. Li ripongono e ne prendono altri. Seri. Concentrati. Calmi. Come fanno ad essere così calmi?… mi chiedo… Yukie ha già cantato “Ottocento”… chissà com’è andata… e anche Giops… gli occhiali… li aveva rotti poi?… boh…
Joao, Emmanuella, Alessandro, “La Guerra di Piero”, che emozione Shukri che “canta” con la lingua dei segni… e la parte più bella sul finale quando il pezzo si apre in un’armonia meravigliosa e i ragazzi alzano i cartelli con scritto B A S T A. Mi venivano sempre le lacrime agli occhi alle prove sul pezzo di Shukri. E anche ora…
Le gambe tremano più forte. Ora è Niccolò ad entrare… prima il suo monologo… “è lo stesso grido ma non lo sento… è lo stesso dolore, ma non ho lo stesso diritto!” . “Andrea s’è perso, s’è perso… e non sa tornare…”. Incrocio Giops e gli chiedo com’è andata, mi dice “non sentivo benissimo, ma mi pare bene…” gli chiedo “è pieno il teatro?” mi dice “si”. Che bello. Pieno… Aiuto… Pieno…
“E il secchio gli disse, gli disse Signore…il pozzo è profondo”… faccio il giro del backstage e inizio a portarmi vicino al mio ingresso… manca ancora un pochino. Durante il tragitto mi giro verso Masha per cercare di tranquillizzarmi, lei ci prova con il sorriso, ma niente. Ma che succede? Ho provato il pezzo centinaia di volte. E’ un pezzo solo… stai calma – mi dico – il mio abito e il faux-cul sotto mi impediscono di muovermi agilmente nello stretto del retropalco… buio. Imbragata sotto al meraviglioso abito di Vivienne, le mani gelide vado verso la postazione del fonico di palco… vicino alla mia quinta… passo davanti ad alcuni dei ragazzi che erano seduti lì momentaneamente in attesa delle scene successive. Passo sorridendo ai ragazzi in silenzio, Nic sta terminando la canzone “Na na na na na na na na”, incrocio lo sguardo di Ascanio. Ascanio è un ragazzo autistico. Lui non parla mai. Dice solo poche cose e le ripete sempre due volte, siano gesti o parole… quando passo, Ascanio allunga la sua manona verso di me e prende la mia, mi guarda negli occhi con uno sguardo che io a parole non saprei descrivere. Me la stringe allora il mio cuore si apre e la paura boh… non so che fine fa… scompare. Gli sorrido con amore… lo ringrazio, ma mi sembra di restituirgli molto meno di quanto lui mi abbia dato in quei pochi secondi. Ritraggo la mano per proseguire il mio cammino e lui me la prende nuovamente. Ricordo si… Ascanio deve ripetere i gesti e le parole… due volte… così sorrido tra me… Ascanio ha mandato via la mia paura quella sera…
Così m’infilo i miei stivaletti con il tacco impossibile, ma non tremo più, sono solo pervasa da un sentimento di gioia, di euforia…. “Forse fu all’ora terza, forse alla nona, cucito qualche giglio sul vestitino alla buona”… la bella voce di Ambra scandisce “L’infanzia di Maria”, dopodichè toccherebbe a me… pochi minuti dopo avrei recitato Alda Merini e cantato “Ho visto Nina Volare”… Intravedo la scena dal velatino… Aida prende uno schiaffo, cade… il coro scandisce “scioglie la neve al sole, ritorna l’acqua al mare, il vento e la stagione ritornano a giocare” … “E fosti tu giuseppe un reduce del passato…” è quasi ora. Sono serena, concentrata, la mia valigia rossa è di fianco a me, gli air-monitor accesi, l’archetto sistemato, l’anello e la busta da dare a Sebastiano sono con me… sono pronta… “E mentre te ne vai, stanco d’essere stanco, la bambina per mano, la tristezza di fianco pensi “Quei sacerdoti la diedero in sposa a dita troppo secche per chiudersi su una rosa, a un cuore troppo vecchio che ormai si riposa”. Il piano suona… io entro… indugio un po’ con la valigia… Poi mi fermo, attendo un secondo e attacco… “Non ho bisogno di denaro, ho bisogno di sentimenti…” è un turbinare di bellezza, emotività, ricordi, emozioni, stordimento, pace, incantesimo, respiro, ebbrezza, fantasia, liberazione e libertà… finisce in un attimo… fuori tutto… come inspirare ed espirare. Ossigeno puro, pulito, nuovo.
Attendo Seba. Ci guardiamo fisso… occhi negli occhi, avrei voluto abbracciarlo forte, ma gli metto l’anello al dito, gli do la lettera… gli indico la valigia scanditi e storditi da un ritmo jungle di percussioni ed elettronica… Poi io mi volto ed esco lentamente, mentre lui attacca … “Sono la pecora sono la vacca, che agli animali si vuol giocare, sono la femmina camicia aperta, piccole tette da succhiare…” apre la valigia, il boa rosso di struzzo, Joao indossa un orecchino d’oro “nella cucina della pensione mescolo i sogni con gli ormoni”… “finchè il mio corpo mi rassomigli sul lungomare di Bahiaaaaaaaaa” pervaso dal profumo di Fernanda, Seba incalza “sono le braci di un’unica stella che squilla di luce di nome …” e poi piano sussurra … “Princesa”…
Nel frattempo mi inserisco (a fatica per via del vestito) con Nic in mezzo al coro e ci uniamo nella parte finale dietro al velatino… insieme a Laura, vera e amata “responsabile” della mia presenza lì…
“Si balla, si Balla”… ecco la festa… parte “Spiritual”… “Dio del cielo se mi vorrai amare scendi dalle stelle e vienimi a cercare… oh Dio del cielooooo, oh Dio del cielooooo…” Siamo alle battute finali… qui percepisco la gente che si scioglie come ci sciogliamo tutti noi on e back stage… il rythm and blues, il gospel di “Spiritual”, liberano e divertono i ragazzi sul palco… sembrano davvero spassarsela come ad una festa e poi tutti aspettiamo il momento in cui Francesco fa il suo balletto da solo al centro del palco e viene portato via per un orecchio… il pubblico ride e noi ridiamo pure, sbirciando la scena da dietro le quinte… ora siamo un tutt’ uno davvero… ora che anche le ultime tensioni sono evaporate.
Che bellezza osservare la bellezza, l’armonia… Raffaele fa il suo pezzo… su Paolo… suo fratello che è morto bruciato sul posto di lavoro… mi commuove… Masha pure si commuove con me, quando il coro attacca…
“Anche se il nostro maggio ha fatto a meno del vostro coraggio…” e il palco diventa un palazzo… e i ragazzi armati solo dei loro caschetti fanno gli equilibristi su travi e ponteggi immaginari… “per quanto voi vi crediate assolti, siete per sempre coinvolti”…
Il sipario si chiude… Lo spettacolo è finito… la gente applaude… applaude forte… il sipario si riapre e parte Khorakhanè… mi viene in mente l’Irlanda, la prateria dei pionieri, la brughiera, l’Australia… tutti escono pian piano tenendosi per mano a turno a prendere gli applausi… l’avevo visto fare agli attori centinaia di volte a teatro… la gente è tutta in piedi…. io esco con Yukie… che emozione….che sensazione… che calore indescrivibile… infinito… sul palco abbraccio un pò tutti… la piccola Vanessa, Francesco (che mi vuole sposare, a patto che io non ingrassi prima del matrimonio, e neppure dopo!) Badu, Michele, Nic, Giops e non so più chi altro… sono stordita… Quando poi il sipario si chiude definitivamente, rimaniamo tutti lì come un piccolo microcosmo folle d’amore e di felicità… alcune persone spostano il sipario e si fanno largo in mezzo a noi sul palco… tra queste (amici, conoscenti…), una bella signora. Bionda, snella. E’ Dori Ghezzi. Mi abbraccia e mi chiama per nome… “Paola, complimenti! Brava!” il suo sguardo è gioioso, commosso, diretto… sono rimasta interdetta per qualche secondo… la ringrazio provando un’immensa sensazione di felicità e di unità indescrivibile… tutte le nostre diversità messe insieme avevano creato un momento irripetibile e bellissimo… “qual è dunque il problema nell’ essere diverso ora? E poi.. .diverso da chi… da che cosa?”… mi chiedo, mentre saluto, rido, abbraccio, bacio…
Così quella sera, in quel clima di euforia, il 18 Febbraio 2010, mentre nelle tv italiane imperversava la macchina televisiva del “Festival di Sanremo”, io, per la prima volta al Teatro Franco Parenti di Milano ho visto Nina volare… con Faber e con gli “Ostinati e Contrari”.
Grazie con il cuore a tutti quelli che c’erano…
Paola

GUARDA LA GALLERY CON TUTTE LE FOTO PIU’ BELLE DELLE PROVE,  DEL BACKSTAGE E DELLO SPETTACOLO.

In alto a sinistra la locandina dello spettacolo; dall’alto in basso foto di Paolo Santambrogio, Marco Piraccini, Alessandro Ummarino, Katia Nunzi e Iris Stefansdottir. L’abito di scena di Paola è di Vivienne Westwood, il make-up di Masha Brigatti. Per lo styling si ringrazia Enzo Vaccaro.

5 risposte a Ho visto Nina volare…

  • Magda scrive:

    Mi son commossa nuovamente. Ho rivissuto quei momenti..ahhhhhhh! Emozioni vere :*

  • maverick baltimora scrive:

    è impossibile nn commuoversi,
    a vedere tanta sensibilità
    mescolata all’arte,
    la poesia, il sogno….
    grazie Paola per questi regali ke ci fai…
    grazie di cuore!!!

  • robertopuntato scrive:

    strepitosa pure da attrice…pure se non ho potuto assistere la canzone ho visto volare Nina dice tutto…e io ascoltandola ho volato insieme alla meraviglosa voce di Paola Iezzi….smack tesoro

  • marenfer scrive:

    “L’arte è sintesi di ciò che ci circonda.
    E’ matematica. Sono regole.
    E’ il tentativo di razionalizzare l’irrazionale.
    Di portare ordine nel caos.
    Il tentativo di placare il proprio strazio.
    E’ una visione perfetta. Un modulo. Un’idea.
    Appartiene all’uomo perché è nell’uomo, ma ha una dimensione di “vita propria” quando prende forma.
    L’arte è l’illusione dell’ordine, la verità che si fa meno atroce.
    Ma diventa spettacolare.
    E’ quanto di più umano e insieme divino, esista”

    Paola Iezzi

    Voglio partire da qui!
    Da questi tuoi pensieri!
    Devi esserne così convinta da renderlo un elemento distintivo di te tanto da volerlo sull’home page del tuo sito!
    Eppure sono convinto che dopo questa tua ultima esperienza (“Ostinati e contrari”), quel tuo “manifesto” dovrebbe (potrebbe?!?) arricchirsi di una ulteriore riflessione…………..
    L’arte non esiste se non esiste quella necessaria dose di sensibilità per comprendere la realtà, per viverla, per apprezzarla ed infine per riprodurla ed elaborarla……..
    Sentire, Sensazioni, Sentimenti, Sensibilità hanno la stessa origine etimologica…..e ci sarà pure un perché!!!
    Ci sono persone come te, che sentono cose che altri non sentono, ma che riescono con la loro capacità artistica (sensibilità) a rappresentarle e fare da tramite verso gli altri………con una canzone, uno scritto, una foto, un quadro……….

    Su questa tua ultima esperienza, hai scritto cose che mi hanno fatto vivere una grande emozione come se anch’io le avessi vissute insieme a te!!……

    Questo distingue un “artista” dalle altre persone………………….

    Con tutta la mia stima ed ammirazione!!

    Marcello Enzo Ferri

  • AndRe scrive:

    La descrizione delle tue emozioni provate quella sera sono esattamente quelle che il pubblico – di cui ho avuto l’onore di far parte – ha certamente provato. E’ stato un batticuore continuo, un’alternanza di occhi lucidi e occhi col sorriso.

    E tanto abbiamo imparato da tutti Voi…

    Grazie per questa ennesima strepitoso esperienza e crescita di vita!!!
    Un abbraccio mai troppo grande, Tuo AndRe

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